Venti di guerra la Giordania attacca l’isis

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Il 5 febbraio 2015 i raid dei caccia giordani sono ricominciati e hanno colpito Mosul roccaforte dell’Isis si parla di 55 morti tra gli jihadisti , tra cui un loro leader, Abu-Obida Al-Tunisia  la promessa di dure rappresaglie è stata mantenuta, i caccia giordani hanno colpito e torneranno a farlo per lavare l’onta subita dell’esecuzione del pilota ostaggio dei terroristi. Nel volo di rientro gli aerei sono passati sopra Karak per salutare il loro re e la famiglia del pilota ucciso barbaramente. Nel suo discorso il re annuncia una dura repressione nei confronti degli Jihadisti colpiremo queste bande di criminali e lo faremo a casa loro sarà una lotta dura senza quartiere non gli daremo tregua l’atto criminale del quale si sono macchiati è inaccettabile.

 

 

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Parla anche Safi al kassasbeh, il padre del pilota giordano bruciato vivo dall’isis, ancora scosso dal dolore ha chiesto “vendetta” per il figlio e ha invitato tutte le tribù giordane ad unirsi per scagliarsi  contro lo stato islamico. “vendicate mio figlio con altre esecuzioni”, dice in questa intervista, rivolgendosi al governo giordano. “voglio che lo stato vendichi il sangue di mio figlio con altre esecuzioni dei seguaci di questo gruppo criminale che non ha nulla a che fare con l’islam”, ha affermato safi al-kasaesbeh. “i giordani – ha aggiunto – chiedono che lo stato e la coalizione (internazionale contro l’isis) si vendichino con attacchi ancora più dolorosi per distruggere questi criminali”.

Certo che la situazione non promette bene i Siriani sono rapiti dal sacro fuoco della vendetta e non vedono l’ora di lavare col sangue dei guerriglieri dell’Isis l’affronto subito le rappresaglie da ambo le parti non mancheranno e si prevede che ancora molto sangue sarà versato e purtroppo in questo conflitto c’è il rischio che molti civili innocenti debbano pagare dazio con la loro vita.  Sentiamo anche altre dichiarazioni che non ci fanno intravedere niente di positivo.

Anche Ahmed al Tayyeb, l’imam dell’università Al Azhar del Cairo, il centro teologico più importante dell’Islam sunnita, ha espresso tutta la sua ira contro i responsabili dell’uccisione del pilota ventiseienne Muaz al Kassesbeh, arrivando ad affermare che i jihadisti dovrebbero essere «crocifissi» e mutilati, e definendo lo Stato islamico «un’organizzazione terroristica satanica».