Venezuela: 5 sacerdoti bloccano carri armati

Gli ultimi giorni in Venezuela sono stati un vero e proprio inferno, le manifestazioni anti governo e quelle contro la votazione per la formazione dell’Assemblea Costituente proposte dall’opposizione hanno fatto alzare la tensione al massimo livello. Nei giorni che hanno preceduto il voto alle urne sono state diverse le manifestazioni (non sempre pacifiche) in tutto il Paese e lo scenario che si è presentato è stato sempre lo stesso, l’esercito è sceso in piazza in forze per sedare le rivolte ed in alcuni casi ci sono stati anche dei morti (il numero totale dall’inizio delle manifestazioni è salito a 120).

Lungi dall’esprimere un giudizio sulle colpe da una parte e dall’altra, ciò che rimane evidente è che la situazione è precipitata e la vittoria di Maduro al referendum, data anche l’intenzione di non cedere ad eventuali accordi da parte dell’opposizione, porterà ad ulteriori scontri e di conseguenza ad altre possibili vittime. In questo contesto di guerra civile, chi ha cercato di pacificare la situazione, a livello mediatico e non solo,  sono stati gli uomini di fede ed i sacerdoti.

Venerdì scorso nella cittadina di Ejido, nello stato di Mérida, si tenevano i funerali di Rafael Vergara, una delle tante vittime di questa guerra civile. Alle esequie partecipava una nutrita folla per rendere omaggio al caduto, ma anche questa pacifica manifestazione di cordoglio è stata interrotta dai carri armati della Guardia Nazionale Bolivariana. L’ingresso dei carri ha seminato il panico, ma i cinque sacerdoti cattolici (i padri Carlos, Abdon, Gabriel, Javier e José Gregorio) presenti alla cerimonia funebre si sono messi tra l’esercito e i cittadini per mediare.

Per fortuna il pronto intervento dei sacerdoti ha evitato che si generassero scontri ed il funerale è continuato senza ulteriori interruzioni. L’atto di coraggio dei cinque sacerdoti è stato testimoniato dalla Conferenza episcopale del Venezuela che ha condiviso le immagini dell’accaduto attraverso il proprio profilo ‘Twitter’.