Vaticano, nuova nomina: tempi duri per la Messa in latino?

Nella Santa Sede  c’è in atto un restyling importante: Papa Francesco ha effettuato alcuni cambiamenti nei ruoli strategici della Chiesa.

Il presule inglese sostituisce così il cardinale Robert Sarah, che aveva rinunciato all’incarico lo scorso febbraio.

Segretario nella medesima congregazione dal 2012, Roche sarà rimpiazzato in questo incarico da monsignor Vittorio Viola, vescovo di Tortona. Al contempo, il Santo Padre ha nominato sottosegretario della Congregazione del Culto Divino, Aurelio García Marcías, finora capo ufficio dello stesso dicastero.

Un inglese da dieci anni in Vaticano

Monsignor Arthur Roche, 71 anni, si è laureato in Sacra Teologia alla Pontificia Università Comillas di Valladolid (Spagna) ed è stato ordinato sacerdote nel 1975. È stato vescovo titolare di Leeds dal 2004 al 2012 e segretario generale della Conferenza Episcopale d’Inghilterra e Galles dal 1996 al 2001.

Pur trattandosi di una sorta di “promozione interna” (approccio, peraltro, molto comune nelle nomine dicasteriali vaticane), l’incarico a monsignor Roche sembra aprire a cambiamenti significativi.

Mentre sotto la guida del cardinale Sarah, l’ambito liturgico era rimasto nell’alveo del rigore celebrativo e della tradizione, con Roche potrebbero andare incontro a un ridimensionamento, ad esempio, le celebrazioni in latino.

Vita meno facile per la messa in latino?

È dei giorni scorsi, oltretutto, l’indiscrezione – a onore del vero non confermata – sulla volontà del Papa di superare il motu proprio Sommorum Pontificum e di restringere, così, le possibilità di celebrare la messa Vetus Ordo. Si tornerebbe, così, all’indulto del 1984, per cui la messa in latino viene autorizzata esclusivamente a discrezione del vescovo diocesano.

A schierarsi, invece, a difesa del Sommorum Pontificum, è, invece, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il timore del porporato spagnolo è che le limitazioni alla messa in latino, possano provocare le proteste di varie comunità in tutto il mondo e, in particolare, in Francia. Una situazione che, in tal modo, diventerebbe difficilmente gestibile per il Vaticano, tanto più che in Germania serpeggia il rischio di uno scisma in senso opposto.

Comunione sulla mano: una discussione aperta

Alla fine dell’anno scorso, poi, monsignor Roche era intervenuto nel contenzioso tra monsignor Richard F. Stika, vescovo di Knoxville (USA) e un fedele della sua diocesi.

Quest’ultimo aveva chiesto alla Santa Sede di annullare l’obbligo di distribuzione dell’eucaristia esclusivamente sulla mano per ragioni igieniche dovute alla pandemia.

La risposta dell’allora segretario della Congregazione del Culto Divino era stata negativa: sta al vescovo, aveva spiegato Roche in quell’occasione, stabilire i regolamenti liturgici in tempi d’emergenza. [L.M.]

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