Il Vangelo è per gente triste? | La catechesi di Benigni fa ricredere molti

Chi l’ha detto che al centro del Vangelo ci sia un sentimento che porta alla tristezza? Uno tra i più importanti e famosi attori italiani smonta una visione della fede che viene purtroppo spesso diffusa. 

Un intervento non fatto con semplicismo ma andando a cogliere alcuni aspetti profondi della Scrittura, precedendo la Catechesi del Pontefice sulla televisione pubblica.

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I miracoli di Gesù e i Vangeli hanno in comune un sentimento positivo: erano colmi di gioia. A dirlo non è un attore qualunque, ma Roberto Benigni, il grande Premio Oscar che in passato ha rivestito per i canali dell’emittente pubblica italiana il ruolo di dantista o di costituzionalista, fino a commentare i dieci comandamenti in una famosa e seguitissima prima serata.

L’intervento del comico e attore Roberto Benigni

Stavolta, la sera di Pasqua Benigni è intervenuto all’inizio della trasmissione “I volti dei Vangeli”, programma di Andrea Tornielli e Lucio Brunelli realizzato dal Dicastero per la Comunicazione in collaborazione con la Biblioteca Apostolica Vaticana, i Musei Vaticani e Rai Cultura, andato in onda su Rai 1 dopo essere stato presentato dalla direttrice del Tg1 Monica Maggioni.

Nella trasmissione si sono ripercorse alcune riflessioni pronunciate da Papa Francesco durante i nove anni del suo pontificato, dedicate ai volti e ai protagonisti dei Vangeli. Ad aprire il tutto è però toccato a Roberto Benigni, con un contributo video come suo solito colmo di entusiasmo, in cui ha messo a luce un aspetto spesso lasciato in disparte dei Vangeli e di Gesù Cristo.

Nel giorno della Resurrezione del Signore, Benigni ha voluto capovolgere la visione centrata sulla sofferenza, quella vissuta nel tempo di Quaresima in memoria della Passione del Signore, per focalizzarsi sul volto gioioso di Gesù. Parlando così del valore della gioia in opposizione alla tristezza, invitando a mettersi in discussione e ad essere, in conclusione, più buoni e felici. Un qualcosa che sembra banale ma che di fatto non lo è.

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La sofferenza della Croce e la gioia della Resurrezione

Non è infatti facile parlare di gioia di fronte alla sofferenza del Signore e alla sua croce, ma è possibile. Benigni lo ha fatto citando la lettera di S. Paolo ai Filippesi, “Siate allegri nel Signore”, e Sant’Agostino, “Nutre la mente solo ciò che la rallegra”. Poi ha passato in rassegna alcune definizioni di autori laici ma che hanno indagato a fondo la cristianità, come Jorge L. Borges e Walt Whitman.

Un’osservazione interessante offerta dai Benigni è che miracoli compiuti da Cristo e riportati nei Vangeli sono nel segno della gioia. Prima di tutti, la sua prima apparizione pubblica, quella delle nozze di Cana. Una visione certamente controcorrente ma che tuttavia invita a riflettere e ragionare sulla propria fede e sulla gioia che il cristiano è chiamato a vivere alla luce della Resurrezione di Cristo, il Vivente, Signore della Vita che invita a lasciare “che i morti seppelliscano i loro morti” “Matteo 8, 18-22).

Dopo l’intervento di Benigni è arrivato quello del Papa, che ha invitato a leggere le scritture ma anche a meditare sul messaggio di amore di Cristo all’intera umanità. “L’amore non si fa per posta, soltanto: delle volte, ma sono le eccezioni. L’amore è il contatto continuo, è il parlare continuo, ascoltare“, ha spiegato il papa, invitando a “un contatto diretto con i Vangeli”. “Se tu non hai contatto con il Cristo vivo, quello del Vangelo, sicuramente avrai contatto con le idee, le ideologie sul Vangelo, cioè: non con il Cristo vivo, ma con le dottrine che escono dal Cristo vivo, delle quali alcune sono vere, ma altre no”, ha spiegato.

Le parole di Papa Francesco nel corso della trasmissione

Aggiungendo che “la redenzione non è stata fatta dalle dottrine: da una persona. Noi potremmo sicuramente – sicuramente! – conoscere tutti i dogmi; ma se tu non hai un contatto con il Vangelo, soltanto sarai cattolico qui (il Papa indica la testa, ndr) e non qui (indica il cuore, ndr). E ci vuole essere cattolico, essere cristiano con il contatto con Gesù”.

Durante il programma, Bergoglio ha così brevemente illustrato diverse scene evangeliche, tra cui la la chiamata di Matteo, la figura del Buona Ladrone, i gesti di San Giuseppe, oppure lo sguardo di Gesù su Pietro. E ancora, l’importanza delle donne nel Vangelo, gli incontri di Gesù con la Maddalena e l’Adultera, la parabola del Padre misericordioso e quella del Buon Samaritano. Fino alla risposta a una domanda che percorre l’intera storia umana, sul perché la figura di Gesù e il racconto dei Vangeli affascinino da sempre anche i non credenti, anche i lontani.

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“Perché Lui è il Signore”, è stata la risposta netta di Francesco. “Non è un personaggio: è il Signore. E anche ai non credenti, quando vedono questo, qualcosa si muove dentro. È il Signore, è una grazia della sua vita, far vedere quel messaggio che è venuto a portarci. Ma è importante vedere Gesù, e per questo sentirsi attratti dalla sua figura. È una grazia, questa. È una grazia di vedere, di contemplare e anche sentire l’attrazione verso di Lui. Senza la sua grazia, senza lo Spirito, mai saremmo attratti da Lui”.

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