Vangelo della Domenica secondo Giovanni 15,9-17 audio e commento

Vangelo di oggi VI domenica di Pasqua 6 Maggio - II settimana del Salterio - ANNO B
“Se mi amate rimanete nel mio amore”

Vangelo di oggi VI domenica di Pasqua 6 Maggio – II settimana del Salterio – ANNO B

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,9-17
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.
Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.
Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri».

PAROLA DEL SIGNORE

Il commento al Vangelo

Voglio partire dal basso, da noi, per giungere alle risposte che il Vangelo dà alle nostre domande a proposito dell’amore, che è l’esperienza più importante della nostra vita. Noi siamo fatti per amare e per essere amati. Ma quante fragilità nell’amore! Quante volte sento dire: io non riesco ad amare quella persona! Non riesco a perdonarla! Così in bocca a certi sposi: noi staremo insieme finché dura l’amore; quando si esaurirà, noi ci separeremo! E tutto questo a ragion veduta!

Se pensiamo di essere noi la sorgente dell’amore, allora questo ‘piccolo’ amore si può esaurire e sarà insufficiente a raggiungere certe persone. Sarà un amore sicuramente limitato. ‘L’amore per il fratello è assolutamente impossibile agli sforzi puramente umani, è opera della forza divina. Quando amiamo, amiamo da Dio e in Dio’ (P. Florenskij). In effetti, tanti nostri discorsi sull’amore, non vanno al di là di questo spazio molto circoscritto e ristretto.

Questo Vangelo viene in aiuto alla nostra debolezza, allarga e dilata infinitamente gli spazi dell’amore. Gesù ci dice: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”. Nemmeno Gesù pretende di essere la sorgente dell’amore. Lui è consapevole di essere un canale, attraverso il quale passa questa energia divina dell’a-more. Così oggi la Chiesa, che è il prolungamento di Cristo nel tempo e nella storia, vive ‘nella’ e ‘della’ carità di Dio, manifestata in Cristo e deposta nel cuore dei credenti dallo Spirito santo, che ci è donato. Prima di fare e di organizzare la carità, la Chiesa è nella carità di Dio. E’ la carità di Dio che fonda e che edifica la Chiesa. E, a sua volta, la Chiesa plasma il credente in amante del Signore e capace di amore fraterno. Dunque, la vera sorgente dell’amore è solo Dio, il Padre. Anzi: Dio è Amore! Non solo Dio agisce per amore, ma è Amore in se stesso. Questo suo ’grande’ amore il Padre l’ha riversato tutto sul Figlio, l’amato. Gesù, il Figlio di Dio, è venuto sulla terra a comunicarci tutto l’amore del Padre, a dirci che siamo amati da Dio e a darci questo amore. Non ci comunica solo parte dell’amore del Padre, ma ce lo comunica nella stessa misura in cui lui l’ha ricevuto: ‘come’ il Padre ha amato me; ‘così’ io ho amato voi! Lui è un canale che funziona e così permette a tutto l’amore di Dio di raggiungerci senza diminuzioni. S. Agostino poi ci dice che l’amore che proviene da Dio, altro non è che lo Spiri-to Santo, che è Dono di Dio. Se rimaniamo strettamente uniti a Cristo, come tralci nella vite, noi portiamo il frutto dell’amore di Dio. Un amore così non si esaurirà mai, perché non è un prodotto nostro.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.’. La parola ‘come’ (kathòs) non indica soltanto un paragone o un esempio da imitare, ma ha valore generativo; potremmo tradurla con ‘per il fatto che’. Quindi Gesù ci assicura che proprio perché egli ci ama, noi possiamo amare; è il suo amore che ama in noi. Non si tratta tanto di un nostro sforzo, o di una nostra bravura, ma della nostra apertura al suo amore che agisce in noi.

Una coppia che rimane ben radicata in questo amore di Dio, ricevuto il giorno del matrimonio, non potrà mai arrivare a dire: staremo insieme, finché c’è l’amore! E’ un controsenso! Se riconoscono che li unisce l’amore di Dio, che è fedele e inesauribile, non arriveranno mai a dire parole simili. Certo, dobbiamo vegliare continuamente affinché questo circuito d’amore non sia mai interrotto dalle nostre lentezze e dal nostro peccato.

La nostra unica preoccupazione: lasciarci attraversare dall’amore del Signore, perché quello stesso amore arrivi per intero a quelli che ci stanno accanto. Forse, più dell’immagine del canale che trasmette un flusso d’amore, è ancor più appropriata l’immagine del vaso che tra-bocca di amore! Queste sono le caratteristiche di questo amore divino:

1. E’ un amore-comandamento. Perché l’amore divino non è un semplice sentimento. Devo impormi di amare. Lo devo volere! Quando entriamo in una relazione profonda di amicizia con Cristo, allora capiamo meglio anche il legame tra obbedienza e amore. Quando il nostro rap-porto con Dio è come quello tra amici, allora osservare i suoi comandamenti diventa la cosa più normale.

L’amore è un impegno serio, faticoso, quotidiano; è donazione, fedeltà, comprensione, generosità, conosce dubbi, amarezze e sofferenze. E’ sacrificio (sacrum facere=rendere sacro il proprio oggetto). Non è sempre simile al giardino fiorito dell’innamoramento; spesso è come viaggiare in un deserto punteggiato da scarse oasi.

L’amore spontaneo è quello che scaturisce dall’io e va verso l’altro per un proprio bisogno di essere, alla ricerca della propria identità. E’ un amore catturante, di possesso. Non c’è uscita da sé, ma è un far rientrare l’altro dentro ai propri bisogni. L’amore come comandamento (quello che ci insegna Gesù), dice rottura dell’identità, dice risposta ad un appello che viene dal di fuori, obbedienza ad una chiamata, alle attese e ai bisogni dell’altro. Dunque, l’amore spontaneo non è un amore libero; è un amore avido che cerca il proprio piacere e il proprio interesse. Non è un reale incontro con l’altro, ma è solo un incontro con se stessi e le proprie attese. E quando l’altro non corrisponde più a queste attese, non interessa più. L’amore per essere vero, di qualità divina, deve fare il passaggio dalla spontaneità all’alterità. Uno ama veramente l’altro quando decide di farsi responsabile dell’altro, quando dona fino a soffrire.

L’amore, un comandamento? Si può fare dell’amore un comandamento, senza distruggerlo? Che amore è mai questo, se non è libero, ma comandato? Che rapporto ci può essere tra amore e dovere, se uno rappresenta la spontaneità, l’altro l’obbligo? Per rispondere a questa obiezione, bisogna sapere che vi sono due generi di comandi. C’è un comando e un obbligo che viene dall’esterno, da una volontà diversa dalla mia, e vi è un comando o obbligo che viene dal di dentro e che nasce dalla cosa stessa. L’amore è come un ‘peso’ dell’anima che attira verso l’oggetto del proprio piacere, in cui sa di trovare il proprio riposo. E’ in questo senso che l’amore è un comandamento. C’era bisogno di fare dell’amore un comandamento; infatti, finché siamo circondati da altri beni, siamo in pericolo di sbagliare bersaglio, di tendere a dei falsi beni. I comandamenti di Dio ci aiutano in questo e sono per il nostro be-ne. Il ‘dovere’ sottrae l’amore alla volubilità e lo àncora all’eternità.

2. E’ un amore eccessivo e smisurato, di estrema dedizione. Non è solo dichiarato, ma dimostrato. E’ un amore concreto; è un dare la vita. Nel Vangelo ‘amare’ è tradotto con ‘dare’. Non già sentire o emozionarsi, ma dare e dare niente di meno che la vita. ‘Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici’.

3. E’ un amore che è anche amicizia. ‘Non vi chiamo più servi, ma ami-ci’. La comunità cristiana non è composta semplicemente di servi che svolgono un ruolo, ma di amici del Signore che vivono una relazione. La vita cristiana è vivibile solo come avventura di libertà. Gesù poi ci dice che la sua amicizia si manifesta con la confidenza. Ci ha confidato tutto quello che ha udito dal Padre. La vita cristiana è una vita di confidenza con Gesù. Vivere questa intimità con Gesù è una cosa veramente straordinaria! I credenti sono gli amici del Signore e non i servi di un padrone.

4. E’ un amore stabile in cui rimanere, come casa fondata sulla roccia.

5. E’ un amore in cui si esprime la gratuità. ‘Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi’. Gesù ama senza fare calcoli, ama gratis, senza alcun interesse.

6. E’ un amore che dà felicità piena. ‘Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena’. Con l’incarnazione del Figlio di Dio, la gioia si è fatta veramente visibile e incontrabile. Non è l’uomo, piccola creatura, a costruirsi un’improbabile gioia, un’impossibile felicità. E’ Cristo la mia gioia! La gioia di Cristo passa in noi. Obbedire alla parola di colui che ci ama e che noi amiamo è soprattutto una grande esperienza di gioia. Chi ama è felice di fare la volontà dell’amato. La vera gioia non è legata al mondo delle emozioni che sono fragili. La gioia che Gesù ci promette è quella legata all’amore che proviene da Dio. L’amore (agàpe) è eterno; tutto passa, persino la fede e la speranza, l’amore resta per sempre, neppure la morte lo in-frange.

Don L.