Vangelo della Domenica secondo Giovanni 15,26-27.16,12-15 audio e commento

Vangelo di oggi 20 Maggio 2018 Domenica di Pentecoste
PENTECOSTE

Vangelo di oggi 20 Maggio 2018 Domenica di Pentecoste – IV settimana del salterio – ANNO B

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,26-27.16,12-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza;
e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà».

PAROLA DEL SIGNORE

Il commento al Vangelo

Lo Spirito è chiamato a compiere in noi tre miracoli.

1. Il primo è di attualizzare l’evento storico di Gesù, accaduto in un tempo e in un luogo, rendendolo disponibile per ogni tempo e per ogni luogo. Lo Spirito è il protagonista che mantiene aperta la storia di Gesù rendendola perennemente attuale e salvifica. Senza lo Spirito, la storia di Gesù — compresa la sua risurrezione — sarebbe rimasta una storia chiusa nel passato, non un evento perennemente contemporaneo.

Dire poi che Gesù è nostro contemporaneo non significa semplicemente rivendicarne l’attualità, ma dire molto di più, e cioè che Gesù è nostro contemporaneo proprio nella sua vicenda storica unica e irrepetibile; non, quindi, semplicemente nel ricordo, o nel tentativo di modellare la nostra vita sulla sua, ma nella realtà.

Lo Spirito è la continuità fra il tempo di Gesù e il tempo della Chiesa. Certamente ci sono anche altri fattori di continuità: le Scritture, il ricor-do delle parole di Gesù, gli apostoli. Tuttavia il vero fattore della conti-nuità è lo Spirito.

2. Il secondo miracolo sul quale il vangelo insiste, è di trasformare il discepolo in testimone.

‘Lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio’. Nel grande processo tra Cristo e il mondo che si svolge entro tutta la storia, lo Spirito depone in favore di Gesù. Non si tratta di una testimonianza direttamente rivolta al mondo, ma rivolta al mondo attraverso il discepolo. Lo Spirito testimonia nel cuore del discepolo. Davanti alle ostilità che incontreranno i discepoli saranno esposti al dubbio, allo scandalo e allo scoraggiamento: lo Spirito difenderà Gesù nel loro cuore (Paràclito=Avvocato difensore). I discepoli avranno bisogno di certezza: lo Spirito gliela offrirà.

Più che uno stato emotivo è una luce interiore che convince il nostro cuore della verità di Cristo. Lo Spirito santo renderà i discepoli capaci di portare il peso della verità tutta intera. Alla luce dello Spirito di verità, possiamo contemplare nella croce la suprema rivelazione dell’amore di Dio e pertanto leggere anche le esperienze dolorose, le vicissitudini un po’ oscure della nostra vita, come un’occasione in cui si manifesta il piano amoroso di Dio, nel quale ‘tutto concorre al bene di coloro che lo amano’.

3. Il terzo miracolo è di suscitare un incontro personale, intimo, pieno, con il Signore e la sua verità. L’insegnamento dello Spirito è anzitutto memoria: lo Spirito ripete e ricorda le parole di Gesù.

Non aggiunge a esso altre sue personali verità. E tuttavia il suo insegnamento non è ripetitivo, non è semplice memoria.

Non aggiunge nulla alla rivelazione di Gesù, però la interiorizza e la rende presente in tutta la sua pienezza.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito’.

Dunque, una conoscenza interiore, viva, attuale e progressiva. Non un progressivo accumulo di conoscenze, ma piuttosto un progressivo viaggio verso il centro; dall’esterno all’interno, dalla periferia al centro, da una conoscenza per sentito dire, a una comprensione personale, attuale e trasformante.

Lo Spirito suscita nel cristiano la memoria del Christus totus, non solo delle sue parole, ma anche del suo non-detto. C’è un non-detto, un silenzio di Cristo di cui si fa interprete nella storia lo Spirito.

Lo Spirito rende presente e attualizza Cristo, cioè la pienezza della rivelazione di Dio che è parola e silenzio.

L’azione dello Spirito santo è invisibile, ma reale.

Guai se questa invisibile e discreta presenza di Dio la giudichiamo come se fosse un’assenza. La presenza dello Spirito santo è interiore, invisibile, permanente.

Per questo un autore ha detto: lo Spirito santo è il divino sconosciuto! Il parente povero della Trinità! Il meno pregato e il meno ricordato.

Lo Spirito santo è interiore all’uomo più di se stesso.

E’ difficile evocare lo Spirito, Lui, il Dio segreto, il silenzioso… Egli è la vita della vita, la bellezza della bellezza, la luce della luce, il silenzio al cuore della parola. Egli è colui che è ‘dentro’, colui che è l’interiorità e la profondità infinita di ogni persona… La persona dello Spirito santo scompare nella stessa luce che diffonde, perché essa diventi totalmente interiore, diventi la fonte della nostra esistenza più personale (Olivier Clement).

“Lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato” (1Cor 2,10-12).

‘Gesù alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito santo!’ (Gv 20,22)

“Alitò”: comunicò lo Spirito santo. Questo alitare è far scendere nell’intimo degli Apostoli il suo intimo. Lo Spirito penetra nel cuore, nella mente, nel più intimo dell’anima. Da Intimo a intimo!

Lo Spirito santo che mi viene comunicato dal Padre e dal Figlio è il loro Intimo. Lo Spirito è l’intimo del mistero e in noi è l’intimo del nostro spirito. E’ lui che ci introduce nel mistero intimo di Dio.

Ma il Consolatore, lo Spirito santo che il Padre vi manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26).

Le stesse funzioni principali dello Spirito santo: insegnare e ricordare le parole di Gesù, orientano decisamente verso l’interiorità, verso l’edificazione di una vita interiore, appunto di una vita “spirituale”, cioè di una vita “secondo lo Spirito”. Lo Spirito santo interiorizza l’insegnamento di Gesù in ciascuna persona. Ci fa gustare le cose che Gesù ci ha detto e ce le fa capire in profondità.

E’ lo Spirito santo che suscita in noi un incontro personale, intimo e pieno con il Signore. E’ lui che prega in noi e ci fa dire: ‘Abbà, Padre!’.

Ci rende amici di Cristo. Senza questa amicizia di Cristo la fede diventa superficiale e vuota (Benedetto XVI).

Gli stessi doni dello Spirito santo ci sono dati per favorire la nostra interiorità.

1. Sapienza. Lo Spirito ci dà il gusto di Cristo e della sua parola.

2. Intelletto. Lo Spirito dà profondità alla nostra vita di fede.

3. Consiglio. Lo Spirito è il nostro Maestro interiore, il vero direttore

spirituale.

4. Fortezza. Lo Spirito ci dà forza e coraggio nella sequela di Cristo.

5. Scienza. Ci fa conoscere profondamente noi stessi e la verità di

Gesù.

6. Pietà. Ci toglie la paura e accende nel nostro cuore un amore

filiale per il Padre.

7. Timor di Dio. Lo Spirito mi fa tenere Dio in alta considerazione e mi aiuta a non dispiacergli.

Così anche i frutti dello Spirito maturano in noi senza fare notizia. Essi sono: ‘Amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé’ (Gal 5, 22).

Anche la sequenza di Pentecoste sottolinea l’azione interiore dello Spirito santo: Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima… O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli…

Ma quanta difficoltà a scendere in noi stessi, nella cella più interiore del nostro io, dove abita lo Spirito santo!

Eppure, senza una vita interiore animata dallo Spirito, tutto rischia di essere superficiale, apparenza vuota, pura esteriorità…

Anche a livello vocazionale com’è importante aiutare i giovani a for-marsi uno spazio interiore, per non vivere gli eventi solo esteriormente. L’uomo spirituale nasce dalla parola deposta nel suo cuore e fecondata dallo Spirito, solo così sarà capace di amare e di fare scelte coraggiose.

‘Il cristiano, ancor prima di agire, possiede un’interiorità ricca e feconda, a lui donata nei sacramenti del Battesimo e della Cresima, un’interiorità che lo stabilisce in un oggettivo e originale rapporto di filiazione nei confronti di Dio’ (Benedetto XVI).

“Piego le ginocchia davanti al Padre… perché vi conceda secondo la ricchezza della sua gloria di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore” (Ef 3,14.16).

Don L.