Vangelo del 5 ottobre 2026: non aspettare che siano gli altri ad amare per primi

Don Lugi Maria Epicoco riflette sul Vangelo di oggi: quante volte aspettiamo dagli altri l’amore, l’ascolto o l’aiuto di cui abbiamo bisogno? Gesù ci mostra che il cambiamento comincia da noi: ciò che desideriamo ricevere, siamo chiamati a donarlo per primi.

Un uomo cura un malato (il buon samaritano cura il suo prossimo)
Vangelo 5 ottobre 2026-lalucedimaria.it

Vedere, fermarsi, avvicinarsi e prendersi cura: così diventiamo prossimo. Don Luigi Maria Epicoco ricorda che il contrario dell’amore è l’indifferenza e invita a offrire per primi ciò che vorremmo ricevere dagli altri.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».

Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione.

Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Commento di don Luigi Maria Epicoco

“Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”., domanda un dottore della Legge a Gesù per metterlo alla prova. E Gesù non può fare altro che rispondere per le rime: “Ama!”. Sembra semplice ma non è così scontato, soprattutto quando non riesci a comprendere chi dovresti amare: “Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?»”. Sarà stata pure una giustificazione ma anche a me interessa capire il “chi”, anche a me interessa sapere il nome proprio del mio “prossimo”.

Don Luigi Maria Epicoco
Don Luigi Maria Epicoco-lalucedimaria.it

Gesù per rispondere a questa domanda racconta la famosa parabola del buon Samaritano. I verbi decisivi di questo racconto sono la risposta più vera a questo interrogativo: “Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno””. Vedere, avere compassione, fermarsi, farsi vicino, fasciare, caricarsi è questa la spiegazione del “prossimo”.

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Qual è il contrario dell’amore

Il “chi” amare non è mai semplicemente un altro, siamo innanzitutto noi che davanti a ciò che abbiamo davanti, decidiamo di sentircene coinvolti e responsabili. Il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. Così Gesù ci insegna che ciò che stiamo cercando in Dio o negli altri, dobbiamo essere disposti a darlo innanzitutto noi. Chi di noi non vorrebbe essere ascoltato, allora ascolta tu innanzitutto.

Chi di noi non vorrebbe essere amato, allora ama tu per primo. E chi di noi non vorrebbe essere preso sulle spalle e aiutato, allora sii tu la spalla per gli altri. Siamo arrabbiati perché ci “manca” ciò che secondo noi è importante, ma invece di perdere tempo ad essere arrabbiati perché non sostituiamo alla rabbia il tentativo di essere noi quella parte migliore che cerchiamo negli altri e in Dio?

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