Meditiamo il Vangelo del Sabato Santo 4 aprile 2026, iniziando la giornata con una profonda riflessione sulla Parola del Signore che ci viene offerta da don Luigi Maria Epicoco.

Nel Vangelo secondo Matteo farisei e sommi sacerdoti tentano di controllare il divino. Dopo che in vita, il Signore aveva annunciato che sarebbe risorto, questi decisero di sigillare il sepolcro. Ma non c’è alcuna pietra o sigillo umano che tenga, quando c’è di mezzo l’Altissimo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,1-10
Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba.
Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte.
L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».
Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli.
Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Parola del Signore.
Commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco
Il sabato santo sembra schiacciato tra il venerdì santo e la domenica di Pasqua. Eppure questo giorno è il giorno dell’attesa, del grande silenzio, dell’apnea che si vive prima del grande salto. Quella che sembra una storia finita in realtà non è veramente finita. Ma nessuno ancora sa questo dettaglio.

Maria di Magdala e l’altra Maria vanno all’alba al sepolcro senza sapere lontanamente cosa le aspetta. Sono oppresse non solo dal dolore di una mancanza e di una perdita, ma anche dallo spaesamento che ha procurato loro vedere infranta la speranza che Gesù aveva portato in ognuno di loro.
La loro preghiera probabilmente è diventata breve, come una litania: “come faremo?”. Quante volte anche noi preghiamo allo stesso modo, con la medesima disperazione: “come faremo?”. Eppure quando arrivano davanti a quel sepolcro trovano un imprevisto che capovolge la loro preghiera: “un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa”.
Se per tanto tempo abbiamo avuto la certezza di non avere le forze necessarie per rotolare via la pietra dei problemi che ci occludono il passaggio, d’un tratto ci accorgiamo che il Signore misteriosamente ha spostato quella pietra e ci si è seduto sopra.
È Pasqua quando ciò che ci fa più soffrire diventa il pulpito dove viene annunciato un cambiamento inaspettato: “«Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto»”.
Da questo momento in poi ciò che è dono (perché la fede nella Resurrezione di Cristo è dono) diventa impegno, scelta, responsabilità. Se si crede a questo annuncio allora bisogna vivere di conseguenza. Se non si crede a questo annuncio si continua a vivere in ostaggio di quel sepolcro.
È la nostra vita la cosa che ci dice di più se crediamo o no che Gesù è risorto.







