Meditiamo il Vangelo del 28 marzo 2026, iniziando la giornata con una profonda riflessione sulla Parola del Signore che ci viene offerta da don Luigi Maria Epicoco.

Il Vangelo di oggi ci pone davanti a un Gesù che si manifesta in tutta la sua potenza facendo molti prodigi. Questo, portava i farisei a temere di perdere il loro potere, tant’è che avevano progettato di ucciderlo.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 11,45-56
In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
Come si fa a giustificare una violenza? È molto semplice bisogna suscitare una paura più grande che giustifichi l’intervento di quella violenza.

Questo è il tema del Vangelo di oggi: “”Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione””. La paura dei Romani è una buona giustificazione per accettare di uccidere Gesù.
Accade sempre così: la paura del male ci trasforma in malvagi. È un brutto affare la paura perché tira fuori di noi il peggio. Chi ha paura è sempre manovrabile, forse sarà per questo che nella Bibbia è scritto 365 volte di “Non aver paura”, quasi a voler dire che per ogni giorno dell’anno Dio ci rassicura. Liberi dalla paura possiamo volare alto. Vittime della paura possiamo tornare a crocifiggere Cristo stesso.
La terribile decisione del sinedrio
“Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo”, e così il Vangelo di Giovanni ci ha descritto tutto il percorso interiore che portò alla decisione della morte di Cristo. Il diavolo cavalca la nostra paura a tal punto da farci diventare ciò che non vorremmo mai essere.
La paura ci fa tradire come Pietro e Giuda. Il timore ci fa uccidere come i capi dei sacerdoti e il popolo. Ci fa lavare le mani come Pilato. È la causa materiale di ogni Passione. La paura è il primo chiodo di ogni croce, soprattutto la nostra.







