Nel commento al Vangelo di oggi, don Luigi Maria Epicoco spiega perché mettere Cristo al primo posto non significa amare meno i nostri cari, ma imparare ad amarli sul serio.

Gesù esorta i discepoli a metterlo al primo posto, a seguirlo con coraggio e a essere accoglienti col prossimo. Anche un piccolo gesto d’amore sarà ricompensato.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
Commento di don Luigi Maria Epicoco
“Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”. Amare di più Cristo non significa fare un torto a una madre, un padre, un figlio, un amico.

Amare di più Cristo significa amare BENE queste persone lasciando che esse siano solo segno di Dio ma che non diventino mai “il dio della nostra vita”.
Alcuni rapporti di bene diventano per noi come un carcere a causa proprio di questo primo posto che non lasciamo a Cristo, e così il giudizio di un padre o di una madre, o le aspettative di un figlio ci tolgono la pace, l’identità, la forza, le motivazioni più vere. Amare di più Cristo significa amare seriamente chi ci sta intorno ma nella prospettiva giusta.
Per questo quando Gesù è Gesù, allora un padre può rimanere un padre, una madre, una madre, un figlio, un figlio.







