Meditiamo il Vangelo del 26 marzo 2026, iniziando la giornata con una profonda riflessione sulla Parola del Signore che ci viene offerta da don Luigi Maria Epicoco.

In questo passo del Vangelo, Gesù rompe gli schemi umani, promettendo Vita eterna a chi seguirà la sua parola. Si identifica con l’Io Sono, ed è scontro tra vera fede e incomprensione.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 8,51-59
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
Commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco
«ln verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». Il crescendo della discussione che Gesù sta tenendo arriva fino a un’affermazione che, detto francamente, lascia davvero senza parole.

I suoi interlocutori gli rispondono senza mezzi termini: «Gli dissero i Giudei: “Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: ‘Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte’. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?”».
Effettivamente qui la partita si gioca su qualcosa che è più grande della semplice diversità di pensiero e di opinione. Come può Gesù dire parole sulla vita e sulla morte? Il problema è esattamente questo: se Gesù lo si considera semplicemente un rabbì un po’ più originale degli altri, allora si può anche dire che l’originalità è andata un po’ troppo oltre. Ma Gesù non è un rabbì, è il Figlio di Dio. È questa la grande resistenza dei suoi interlocutori.
«Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!” e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò».
Gesù comincia a scoprire le carte, e a palesare apertamente chi è e perché è venuto. Capita così anche nella nostra vita: inizialmente possiamo prenderci da Gesù qualche insegnamento, qualche frase rubata al Vangelo, una visione del mondo e della vita, un modo per sentirci meglio. Ma Gesù non è questo e non è venuto per questo. Egli è il Figlio di Dio e va accolto nella nostra vita come Figlio di Dio.
Ma proprio quando si arriva a questa consapevolezza, si arriva anche a prendere una posizione netta a favore o contro di lui: “«In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio”.







