Vangelo del 23 luglio 2026: solo rimanendo in Cristo la vita porta frutto

Nel commento al Vangelo di oggi, don Luigi Maria Epicoco riflette sull’immagine della vite e dei tralci: anche le prove più dolorose possono diventare una potatura che ci rende capaci di portare frutto.

Gesù tende le braccia in segno di accoglienza. Sullo sfondo un prato assolato
Vangelo 23 luglio 2026-lalucedimaria.it

Gesù insegna che solo se si resta uniti a Lui si può portare frutto. Anche le prove e le potature della vita diventano occasione di crescita, amore e autentica fecondità spirituale.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Commento di Don Luigi Maria Epicoco

C’è una differenza profonda tra tagliare e potare. Esternamente i gesti sembrano uguali, ma nella sostanza non lo sono. Tagliare è un’operazione di pulizia, un ramo secco viene tagliato per alleggerirlo da un peso inutile. La potatura invece ha un valore di fecondità, si taglia un ramo affinché porti più frutto. Molte volte nella nostra vita subiamo dei tagli, delle sofferenze, dei dolori che ci tranciano nel vivo dei nostri sogni o delle cose che speriamo.

don Luigi Maria Epicoco
don Luigi Maria Epicoco -lalucedimaria.it

Ma dovremmo benedire quei momenti perché quelle esperienze non scelte ma vissute, tolgono da noi ciò che è secco oppure ci predispongono a portare più frutto. Nessuno di noi può avere la presunzione di valutare la propria vita guardando i tagli. Tu capisci il valore di quel taglio da ciò che produce e non dal taglio stesso. Che è un po’ come dire che non puoi pensare di essere amato o meno in base ai problemi che hai, ma in base a ciò che quei problemi producono su di te. Il dolore o ci distrugge o ci fa diventare migliori.

Essere di Cristo non significa essere al sicuro dai tagli, ma essere certi che tutti i tagli che la vita ci riserva sono potature, cioè tagli per la vita e non per la morte. La croce molte volte ci rende più fecondi anche se ci fa male ammetterlo.