Meditiamo il Vangelo del 21 gennaio 2026, iniziando la giornata con una profonda riflessione sulla Parola del Signore che ci viene offerta da don Luigi Maria Epicoco.

Nel giorno in cui ricorre la memoria liturgica di Sant’Agnese, vergine e martire, Gesù cerca di porre l’attenzione sulla sofferenza di un uomo con una mano inaridita.
I farisei tornano a osservarlo, stavolta in silenzio, sempre più ciechi e ancorati su questioni di principio. È dunque più importante attenersi alla Legge o andare incontro alla sofferenza di una persona?
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,1-6
Entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?». Ma essi tacevano.
E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Commento al Vangelo di oggi di Don Luigi Maria Epicoco
Potremmo pensare che il miracolo raccontato nel Vangelo di oggi abbia tutto il suo significato semplicemente in una mano paralizzata che torna nuovamente a funzionare. Ma come sempre il Vangelo dissemina dettagli che sono più decisivi di tutto ciò che invece a prima vista salta all’occhio. La scena è semplice: Gesù è nella sinagoga.
In questa sinagoga c’è un uomo con la mano paralizzata. È sabato, e tutti fissano Gesù per vedere se guarirà o no quell’uomo in giorno di sabato. Gesù si accorge di tutti quegli occhi puntati e fa qualcosa di imprevedibile: “Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Alzati là nel mezzo!»”.
Vuole correggere il loro punto focale. Essi lo osservano per avere di che accusarlo, invece Gesù mette al centro la sofferenza di quest’uomo, quasi a voler dire che la cosa che conta di più è quell’uomo e la sua sofferenza: “Poi domandò loro: «È permesso, in un giorno di sabato, fare del bene o fare del male? Salvare una persona o ucciderla?» Ma quelli tacevano”. La domanda è semplice: cos’è più importante il sabato o il dramma di una persona?
Il rischio di dare la priorità a un principio
Spontaneamente ci verrebbe da dire che la cosa più importante è quell’uomo, eppure non di rado noi perdiamo di vista il volto di chi ci sta accanto per difendere questioni di principio. Anche noi che leggiamo ogni giorno il Vangelo potremmo cadere nello stesso tranello: difendere giusti principi oscurando il volto di persone concrete.
“Allora Gesù, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse all’uomo: «Stendi la mano!» Egli la stese, e la sua mano tornò sana”.
Non so se fa più male l’occasione persa, o quello sguardo pieno di indignazione che Gesù riserva alla durezza di cuori che ragionano così. Mi domando spesso se Gesù è Colui che fomenta le mie battaglie nel difenderlo, o è colui che gode quando comincio a ragionare così come ragiona Lui. Ciò non significa che i principi non servono, ma che non devono mai diventare un’idolatria che oscura la sofferenza concreta delle persone.







