“Signore, mostraci il Padre”: la richiesta di Filippo è il grido di ogni uomo che cerca il senso dell’esistenza. Nel Vangelo di oggi, Gesù ci rivela che Dio non è lontano, ma presente in ogni Suo gesto e parola.

Spesso cerchiamo Dio come un mistero lontano e invisibile, dimenticando che Egli ha scelto di farsi volto, voce e carezza in Gesù. In questo brano del Vangelo, siamo invitati a superare le nostre teorie per immergerci in un’esperienza reale: quella di un Dio che abita in mezzo a noi e ci rende protagonisti della Sua stessa opera.”
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,7-14)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco
«Signore, mostraci il Padre e ci basta». Le parole sintetiche e lapidarie di Filippo sono un’accorata giaculatoria che sovente ripetiamo nel nostro cuore magari usando semplicemente parole simili: “Signore mostraci ciò che conta e ci basta”.

Il Padre è “ciò che conta”, è il senso della vita, è il significato dell’esistenza, è la motivazione per cui le cose valgono la pena. E ci sembra che proprio Lui sia ciò che di più nascosto possa esistere. Ma Gesù non elude questa richiesta: “Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere”.
Solo quando si prende sul serio Cristo si riesce a prendere sul serio anche quel Padre che percepiamo così misterioso e nascosto. Gesù ha reso visibile ciò che noi sperimentiamo sempre come invisibile. Più si entra in rapporto a Cristo e più si entra in relazione con il senso nascosto della vita, con ciò che ne fa da fondamento. E questa non è una faccenda meramente intellettuale ma è una vera e propria esperienza. È la stessa differenza che corre tra chi vede un documentario sulle meraviglie della montagna e chi invece si mette a camminare realmente su quella montagna.
Gesù non è venuto a raccontarci storie, né a renderci spettatori di esperienze di altri. Gesù è venuto a trasformare ciascuno di noi in protagonisti e a tirare fuori dalle nostre vite delle esperienze, e non dei semplici ragionamenti. E quando si entra nel territorio dell’esperienza può anche darsi che le nostre siano più spericolate di quelle di Cristo stesso: “In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”. Ma ciò che conta è sapere che tutto il meglio e anche il di più passa sempre attraverso di Lui. In questo senso come cristiani dobbiamo imparare a chiedere a Cristo il Padre, a chiedere a Cristo ciò che conta.







