Vangelo del 14 marzo 2026: il fariseo e il pubblicano

Meditiamo il Vangelo del 14 marzo 2026, iniziando la giornata con una profonda riflessione sulla Parola del Signore che ci viene offerta da don Luigi Maria Epicoco.

Vangelo 14 marzo 2026
Vangelo 14 marzo 2026-lalucedimaria.it

Due uomini si recano al tempio a pregare. Uno crede di essere giusto davanti a Dio, l’altro riconosce i propri peccati, le proprie debolezze. Con la parabola del fariseo e del pubblicano, Gesù ci insegna che la vera grandezza non è figlia dell’orgoglio, ma dell’umiltà sincera del cuore di fronte all’Altissimo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco

La parabola raccontata nella pagina del Vangelo di oggi è l’elogio della vera umiltà. Infatti i due personaggi che fanno da protagonisti sono idealmente collocati l’uno in prima fila e l’altro all’ultimo posto.

Don Luigi Maria Epicoco
Don Luigi Maria Epicoco -lalucedimaria.it

Il primo pensa di poter vantare davanti a Dio dei meriti:“O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo”.

L’altro invece può solo ammettere la propria inadeguatezza: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Gesù non ha dubbi nel dire che solo questo secondo torna a casa giustificato. Chi accumula medaglie pensando che questo lo autorizzi a disprezzare gli altri è palesemente fuori strada.

Chi si sente migliore del suo prossimo non ha lo Spirito di Dio nel proprio cuore. Chi invece ha lo Spirito nel proprio cuore prova sempre compassione per l’altro anche quando è immerso nel peggiore dei suoi peccati.

L’umiltà infatti non è disprezzarsi ma è avere talmente tanto consapevolezza della propria miseria da provare compassione per quella altrui. È non sentirsi mai migliori anche quando evidentemente il tenore della propria vita è decisamente migliore.

Molti santi amavano dire che se il Signore non avesse tenuto la Sua mano sulla loro testa probabilmente sarebbero diventati i peggiori peccatori del mondo. Non esageravano, probabilmente è proprio così. Infatti il bene che viviamo è un dono non una medaglia.