Vangelo del 12 aprile 2026: il dubbio di Tommaso

Meditiamo il Vangelo di questa Seconda domenica di Pasqua o della Divina Misericordia, 12 aprile 2026, iniziando la giornata con una riflessione sulla Parola del Signore che ci viene offerta da don Luigi Maria Epicoco.

San Tommaso tocca il costato di Gesù
Vangelo 12 aprile 2026-lalucedimaria.it

La paura può bloccare le porte, ma non può di certo impedire la presenza. Il Risorto fa il suo ingresso, portando pace ai suoi apostoli  e affidando loro una missione di vita. Tommaso rappresenta il dubbio umano, ma anche il come può essere superato. La fede vera sorge quando pur non vedendo, si sceglie di credere, bypassando i timori.

Dal Vangelo secondo Giovanni


Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco

La miseria più grande nella mia vita non sono i miei peccati, ne le mie debolezze, ne tanto meno gli spigoli del mio carattere. La miseria più grande della mia vita è quel retrogusto di incredulità che attraversa un pò tutto ciò che sono, che penso e che faccio.

Don Luigi Maria Epicoco
Don Luigi Maria Epicoco -lalucedimaria.it

È la stessa incredulità di Tommaso; è l’incredulità di chi fa fatica a fidarsi di qualcuno diverso da se stesso. Bisogna avere molta misericordia per chi è affetto da questa fatica di credere. Gesù usa con Tommaso un abisso di misericordia perché gli permette di “toccare” ciò che fa fatica a credere.

La Misericordia è poter fare un’esperienza d’amore talmente forte da non avere bisogno più di nient’altro. In questo senso siamo tutti bisognosi di Misericordia, tutti bisognosi di sentirci amati e liberati dal dubbio che forse è solo una nostra suggestione mentale o una facile consolazione per affrontare la dura realtà. «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Avere fede significa non avere più bisogno di prove per credere all’Amore che ci ha voluti, ci ha dato la vita e ci ha salvato. Se tu sei certo di essere amato tu hai fede. Se tu conosci il nome di questo Amore, tu hai fede. Gesù è il nome di questo Amore. Gesù è il fatto che ha trasformato l’Amore in un’esperienza. Oggi preghiamo affinchè molti possano sperimentare la Misericordia, cioè possano essere convinti e cambiati dall’Amore.