“ … gementi e piangenti in questa valle di lacrime” è come ci descriviamo, al cospetto della Vergine Maria, quando recitiamo la preghiera Salve, o Regina.
E qualcuno potrebbe pensare che sia, questo, un atteggiamento affatto speranzoso, da parte dei cristiani.
In effetti, potrebbe sembrare, ma non è così.
Con quella espressione, si descrive il mondo terreno che, innegabilmente, è un miscuglio di problematiche, gestibili o meno, da cui cerchiamo di venire a capo, durante tutto l’arco della nostra vita.
Se ci riflettiamo meglio, però, nella preghiera su citata, ci affidiamo alla Vergine, perché la nostra personale “valle di lacrime” possa essere lieve e attraversabile, seguiti dal suo materno sguardo.
Monsignor Nuno Brás da Silva Martins, Vescovo ausiliare di Lisbona, dice:
“Comprendo tante persone che hanno difficoltà a recitare questa antifona, che fa parte della nostra tradizione mariana. Certamente, e lo dico senza alcun tono critico, riconosco che molti la reciteranno con quel tono rassegnato e sconfitto.
Devo anche confessare, però, che oggi recito questa preghiera come una grande espressione di fede”.
I momenti di sconforto appartengono a tutti, ma sono passeggeri, come momentanea è la “valle di lacrime” in cui Dio ci ha confinati -se così possiamo dire- dopo il peccato di Adamo ed Eva, nel Paradiso terrestre.
“Per quanto possiamo sforzarci, in un modo o nell’altro, ogni essere umano vive momenti di sofferenza e solitudine, di abbandono e perfino di disperazione, di morte. Non vale la pena di creare l’illusione (neanche e men che meno nei bambini) che la vita sia sempre un cammino di vittorie e successi, di allegria e conquiste. Anche le favole che finiscono con il famoso “E vissero tutti felici e contenti” sono iniziate o hanno vissuto uno o vari momenti di difficoltà da parte dei protagonisti”.
Ogni giorno combattiamo angherie varie, disoccupazione, liti in famiglia, inghippi spirituali, ma Dio ci ha posto accanto la Vergine Maria, in questa “valle di lacrime”, pronta a raccogliere il nostro pianto per portarlo al Padre.
Antonella Sanicanti
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