Vaccini con feti abortiti: la verità sulla posizione della Chiesa

Le titolazioni di molta stampa mainstream hanno mostrato grande enfasi. “Vaticano: moralmente accettabili i vaccini su feti abortiti”. “Nuova apertura del Papa”, ecc. Basta andare alla fonte, tuttavia, per accorgersi che non c’è “nulla di nuovo sotto il sole”.

Nessuna clamorosa svolta, dunque. Nella sua nota, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha soltanto attualizzato il problema, alla luce della diffusione dei primi vaccini contro il Sars-Cov-2.

Andiamo con ordine. La Nota sulla moralità sull’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 è stata diffusa in primo luogo per mettere chiarezza su una serie di “pronunciamenti sui mass media di Vescovi, Associazioni cattoliche ed Esperti, fra loro diversificati e talvolta contraddittori, che hanno anche sollevato dei dubbi riguardo alla moralità dell’uso di questi vaccini”.

Immediato è dunque il rimando a tre documenti della Santa Sede. Due di essi siglati dalla Pontificia Accademia per la Vita: Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule prevenienti da feti umani abortiti (5 giugno 2005); Nota circa l’uso dei vaccini (31 luglio 2017). L’altro porta la firma della stessa Congregazione per la Dottrina della Fede: l’istruzione Dignitatis personae. Su alcune questioni di bioetica (8 settembre 2008).

Valutazione etica, non scientifica

Ciò premesso, alla luce dell’attuale dibattito sui vaccini, la Santa Sede non intende giudicarne lasicurezza ed efficacia”, demandandone la valutazione alla “competenza dei ricercatori biomedici e delle agenzie per i farmaci”. L’intento è soltanto quello di “riflettere sull’aspetto morale dell’uso di quei vaccini contro il Covid-19 che sono stati sviluppati con linee cellulari provenienti da tessuti ottenuti da due feti abortiti non spontaneamente”.

Nella Dignitatis personae, veniva specificato che la cooperazione al male nell’uso di feti abortiti implica diversi livelli di responsabilità. Un conto è utilizzare “linee cellulari di origine illecita”, altro è decidere “l’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione”.

Nel caso, dunque, in cui mancassero vaccini contro il Covid-19 “eticamente ineccepibili”, diventerebbe “moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione”. A patto che sussista un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave”.

In altre parole, è lecito utilizzare il prodotto di un atto illecito e mortifero (quale appunto è l’aborto), solo nel caso in cui ciò contribuisse realmente a salvare delle vite umane.

Legittimazione dell’aborto? Impossibile…

La Congregazione della Dottrina della Fede non manca comunque di puntualizzare che “l’utilizzo moralmente lecito di questi tipi di vaccini, per le particolari condizioni che lo rendono tale, non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso”.

L’appello che la Chiesa Cattolica fa alle “aziende farmaceutiche” e alle “agenzie sanitarie governative” è quindi particolarmente dirimente. Esse sono tenute, cioè, a “produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né a gli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi”.

Altro punto in cui la Santa Sede si discosta da qualunque atteggiamento massimalista, da ‘dittatura sanitaria’ è nel ribadire che “la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale. Perciò, essa deve essere volontaria”.

Non solo: “dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune. Se allora mancassero “altri mezzi per arrestare o anche solo per prevenire l’epidemia”, sarebbe lecito “raccomandare la vaccinazione, specialmente a tutela dei più deboli ed esposti”.

Anche i poveri abbiano accesso al vaccino

Al tempo stesso, “coloro che, comunque, per motivi di coscienza, rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari procedenti da feti abortiti, devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo”.

In conclusione, la Congregazione per la Dottrina della Fede raccomanda all’“industria farmaceutica”, ai “governi” e alle “organizzazioni internazionali”, di garantire che i vaccini, oltre ad essere “efficaci e sicuri dal punto di vista sanitario, nonché eticamente accettabili, siano accessibili anche ai Paesi più poveri ed in modo non oneroso per loro”. Se ciò non avvenisse, significherebbe condannare i paesi in via di sviluppo “a vivere nell’indigenza sanitaria, economica e sociale”, generando così l’ennesimo “motivo di discriminazione e di ingiustizia”.

Luca Marcolivio

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