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Come Maria sotto la croce, una mamma piange suo figlio

Famiglia

La preoccupazione dei genitori -di una mamma in particolare- per ciò che accade ai giovani, spesso vittime o carnefici di fatti di cronaca terrificanti, è la protagonista della riflessione che segue.
Insieme alla signora Cristina, mamma e professionista, autrice di questi pensieri, vogliamo affidarci alla tenera Mamma celeste, perchè possa vegliare su noi tutti e sostenerci nelle difficili e, spesso infide, prove proposte dalla vita moderna.

“Madre e insegnante, mi sento sempre più spesso con le spalle al muro, devastata dalla incapacità di “incidere” sulle giovani generazioni, lasciando un segno di positività (…).

Sono tutti bravi ragazzi, allegri, sereni, “normali”, quelli che si sballano, si perdono, uccidono e si uccidono. Ed eccoci, allora, in mezzo a quelle parole, a cercare invece qualcosa di “anormale”, di diverso, rispetto a quanto accade e viene così raccontato. Lo cerchiamo, prima di tutto, nella nostra famiglia, perché vogliamo continuare a credere che, certe cose, capitino solo a casa di altri”.

Come fa ben capire la signora Cristina, ogni famiglia, toccata da un dolore come quello di vedere un/una figlia/figlio tra i protagonisti di un fatto di cronaca nera, è proiettata sempre nello sconforto più totale, poiché non si capacità di non aver compreso prima il da farsi, quando tutto poteva essere ancora evitato, quando quel/lla figlio/a poteva essere aiutato/a a non sbagliare.
“In queste settimane, anche se altri tragici fatti si sono purtroppo inanellati terribilmente, continuo ad ascoltare soprattutto la voce ferma della madre che ha pianto il figlio sedicenne suicida, praticamente davanti ai suoi occhi, lei che ha avuto una forza inaudita nel rivolgersi alle forze dell’ordine, perché consapevole di essere ormai incapace di aiutare davvero quel suo ragazzo che “si faceva le canne”.”

Come scongiurare che questo destino sia riservato anche ai nostri figli, alle nostre famiglie?

Chiederlo è già qualcosa, ma non risolve la situazione, né riesce a proteggere i giovani da loro stessi, dalle cattive abitudini che potrebbero adottare, nonostante i nostri continui ammonimenti.
“Non basta essere attenti e coinvolti nella vita dei nostri figli, per poter intercettare davvero i problemi e riuscire ad arginarli. C’è tutto un mondo, là fuori, che ci rema contro, e noi siamo storditi, di fronte a una società che non vuole più distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è; eppure, la differenza ancora esiste, eccome”.
Il modello educativo, forse troppo permissivo e cautelativo, che le famiglie hanno adottato negli ultimi decenni, pur di non essere troppo invadenti e impedire al mondo esterno di imporre delle restrizioni ai loro figli, forse ci è sfuggito di mano ed è, dunque, ora di rivederne le regole.

“Non continuiamo a illuderli che “se puoi sognarlo, puoi farlo”. Non è vero, a quaranta, cinquant’anni sappiamo che sono fandonie, perché la vita non te la giochi mai veramente e solamente come vuoi. Non è vero, sarà difficile, e ogni età deve conoscere le sue difficoltà, buche, curve e salite, proprio perché di fronte alle cadute, anche le più rovinose, sia possibile alzarsi e ricominciare. Con la paura di fallire di nuovo, ma anche con quella speranza che trova veramente un senso solo guardando e cercando un infinito, che si costruisce giorno dopo giorno, nella sincerità del nostro cuore”.

Antonella Sanicanti

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