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Una grande novità | D’ora in poi il Governo non potrà più limitare il culto religioso

È notizia ufficiale: in reazione ai lockdown della pandemia viene inserito in Costituzione il divieto di limitare le attività religiose con l’approvazione del 62,42% dei voti. 

Si tratta della Proposta 3, considerata una reazione alle restrizioni imposte dallo stato alle chiese per arginare la diffusione del Covid-19.

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Martedì 2 novembre è stato giorno di Election Day in Texas. I texani sono stati chiamati a decidere su otto proposte di modifica della Costituzione dello stato. Le modifiche, già approvate dalla legislatura dello stato del Texas, avevano bisogno dell’assenso popolare.

Tra queste lo stato della stella solitaria ha approvato col 62,42% dei voti la Proposta 3, un emendamento all’articolo 1 che impedisce al governo di imporre restrizioni alle attività di stampo religioso.

Il nuovo emendamento stabilisce che “questo stato o una suddivisione politica dello stesso non può promulgare, adottare o emanare uno statuto, un ordine, una proclamazione, una decisione o una legge che proibisca o limiti i servizi religiosi, inclusi i servizi religiosi in chiese, congregazioni e luoghi di culto condotti in questo stato da una organizzazione religiosa istituita per supportare e operare al servizio della diffusione di un credo religioso sinceramente professato”.

Una modifica al centro di polemiche

La Proposta 3, considerata una reazione alle restrizioni imposte dallo stato alle chiese per arginare la diffusione del Covid-19, è stata al centro di aspre polemiche. I sostenitori dell’emendamento affermano che il suo scopo è rafforzare la tutela federale del Primo Emendamento della Carta dei diritti (“Bill of Rights”), quello che garantisce la libertà di culto, di parola e di stampa, oltre che il diritto di riunirsi pacificamente e di appellarsi al governo per correggere i torti subiti.

LEGGI ANCHE: Covid, decisione estrema del Governo: “Siano chiuse le chiese”

I critici replicano che il nuovo emendamento potrebbe ostacolare gli sforzi a protezione della salute pubblica in caso di una recrudescenza della pandemia – come nel caso della Nazione Navajo, la riserva dell’Arizona che a dispetto del più alto tasso di vaccinazione in Usa (il 70%, ben oltre la media nazionale del 58%) sta patendo una risalita dei contagi.

Le restrizioni della pandemia in Usa

Fin dallo scoppio della pandemia, la gran parte dei luoghi di culto negli Stati Uniti ha osservato le raccomandazioni dei dipartimenti sanitari locali che avevano invitato a limitare raduni e incontri. Ma anche successivamente sono rimaste in vigore molte restrizioni: il distanziamento sociale e i limiti di capienza per partecipare alle funzioni religiose, l’obbligo di indossare le mascherine e di disinfezione, lo stop alle pratiche liturgiche a più alto rischio di diffusione del virus (come quella di ricevere la Comunione da un calice comune).

Alcune restrizioni sono state giudicare troppo draconiane dall’opinione pubblica. Come è accaduto a Washington dove solo a un pugno di fedeli è stato concesso di radunarsi in chiesa. Questo anche nel caso di chiese molto spaziose come la Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione, la cui capienza permetterebbe di ospitare migliaia di persone.

L’intervento della Corte Suprema sulle restrizioni che violano la libertà di culto

A febbraio la Corte Suprema americana ha revocato la disposizione dello Stato della California che vietava gli incontri religiosi al chiuso nei luoghi di culto a causa della pandemia. La Suprema Corte ha motivato la sua decisione affermando che le restrizioni violavano la protezione fornita dalla Costituzione al libero esercizio della religione.

Il Texas ha approvato anche altro emendamento relativo alla pandemia: la Proposta 6 che consente alle persone residenti nelle case di cura di scegliere una persona che serva loro da “caregiver” (assistente o accompagnatore) e di ricevere visite, a differenza dei primi tempi di pandemia in cui questo era impossibile.

LEGGI ANCHE: Nuovi lockdown all’orizzonte? | Un annuncio che allarma e fa discutere

Emiliano Fumaneri

Veronese di nascita, ho vissuto molti anni in Trentino-Alto Adige (Merano, Trento, Rovereto). Vivere in una regione di confine così ricca di storia e di strazi ha suscitato in me la passione per le lingue straniere e la curiosità per culture e costumi differenti. Mi appassionano anche la geopolitica e le tematiche ambientali.

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