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Il Che aveva un cuore così pieno di odio da far ammazzare migliaia di persone tra religiosi e laici, che rifiutavano la sua rivoluzione

Il cuore del Che era così pieno di odio, da far ammazzare senza pietà migliaia di persone, religiosi e laici, che rifiutavano la sua rivoluzione comunista.

«Se un venezuelano mi chiedesse oggi un consiglio, gli risponderei così: “Quello che dovete fare è cominciare a sparare alla testa e ammazzare tutti i borghesi dai quindici anni in su”». Lo disse il Che al comunista italiano Pietro Ingrao, che lo raccontò.
«Amo l’odio, bisogna creare l’odio e l’intolleranza tra gli uomini, perché questo rende gli uomini freddi e selettivi e li trasforma in perfette macchine per uccidere». Questa dichiarazione la si trova invece riportata dalla sorella di Fidel Castro nel libro: “I miei fratelli Fidel e Raul”, a proposito sempre del Che Guevara.

Questo è l’uomo che troppi oggi celebrano come un “santo laico”, nel giorno del 50imo anniversario della morte. Si chiamava Ernesto Guevara de la Serna, detto il Che. Juanita Castro scrive che il Che sarebbe responsabile di almeno 144 esecuzioni compiute di suo pugno. Inoltre, per il suo odio sfrenato a tutto ciò che potesse andare contro la sua rivoluzione, lanciò una vera e propria persecuzione religiosa, nella quale persero la vita, fucilati, sacerdoti, religiosi e laici in numero considerevole, numeri che il mondo ha sempre voluto ignorare.

Con una biografia che è paragonabile a quella del peggior sanguinario, è difficile comprendere come paesi cattolici, come l’Argentina e la Bolivia – per citarne solo alcuni -, ne facciano tuttora memoria, con commemorazioni ufficiali. Al di là della banale frase, grido di guerra, «Hasta la victoria siempre. Patria o muerte», scritta sulle magliette che molti ragazzini ignoranti indossano con orgoglio, il Che ha anche creato personalmente il primo lager tropicale, il campo dei lavori forzati di Guanahacabibes, appositamente pensato per «rieducare» soggetti poco entusiasti della rivoluzione. Così lo testimonia il suo braccio destro in Bolivia: Régis Debray, ideologo dei focolai di guerra rivoluzionari.

Morte e ateismo sono state le uniche forze di vita e lo hanno portato alla morte violenta. La sola speranza, nonostante il male commesso, è che nell’ultimo istante della sua vita si sia rivolto al Signore per chiedere il perdono e la misericordia. Se ve la sentite, pregate oggi per la sua anima.

Sandra Fei

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Sandra Fei

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