Un altro storico lo riconosce: “La Sindone esisteva ben prima del 1300”

 

In occasione del Venerdì Santo, quando i cristiani ricordano le sofferenze di Gesù e si preparano ad accogliere nuovamente la sua resurrezione, poter ricevere una conferma storico-archeologica sulla veridicità della Sacra Sindone assume un risalto ancora maggiore. Che si creda o meno che il velo di lino in cui sono impresse le tracce delle ferite di un condannato a morte possano essere quelle di Gesù Cristo, non vi è dubbio che il reperto archeologico abbia una notevole rilevanza storica.

Negli scorsi anni sono state fatte diverse prove sul tessuto e tutte hanno condotto all’impossibilità di riprodurre la figura avvolta dalla Sindone (impossibilità confermata anche dagli studi più recenti) questo in ogni caso non confuta la possibilità che tale oggetto funerario appartenesse proprio a Gesù Cristo. A sostengo di questa ipotesi ci sono i risultati della ricerca effettuati ultimamente dai fisici di Enea che dimostrano che solo con un irradiamento di un tessuto di lino con impulsi laser eccimero è stata ricreata un immagine simil sindonica, questo dimostra che le tracce lasciate sulla sindone hanno un che di miracoloso, dato che all’epoca non disponevano di una simile tecnologia.

Dal punto di vista storico la prova che la Sindone possa in effetti appartenere al periodo di Cristo è basata sugli errori e le imprecisioni nell’attuazione dei test rilevati nella datazione al carbonio effettuato nel 1988. Già a partire dal 1993, il test effettuato cinque anni prima aveva trovato delle forti contestazioni da parte dello statistico Philippe Bourcier de Carbon dell’Institut national d’études démographiques, questo, infatti, durante il simposio di Roma elencò 15 anomalie nelle procedure effettuate durante il test: le più importanti riguardano l’assenza di filmati e le incongruenze sui rapporti ufficiali di campioni di bende prelevati.

Insomma la presunta datazione al 1300 non sarebbe del tutto credibile, inoltre è noto come ci siano testimonianze scritte che datano la sacra reliquia a molto tempo prima. Ad esempio nel libro ‘La Sindone. Storia e misteri’ dello storiografo ed esperto di Storia Romana, Livio Zerbini, la prima testimonianza sulla sindone di lino purissimo viene fornita dal Patriarca di Costantinopoli e da San Germano, Vescovo di Parigi, già nel sesto secolo. Mentre per la prima presenza certa della Sindone bisogna attendere il 1356 quando fu coniata dal Cavaliere Geoffroy I de Charny una moneta che raffigurava il volto di Cristo in un lato.

Partendo dal presupposto che l’immagine del volto di Cristo sia presa dalla Sindone (è innegabile data la somiglianza tra quel volto e quello nelle rappresentazioni) il primo dipinto arrivato fino alla nostra epoca è databile all’VIII secolo ed è stato trovato nelle catacombe di Ponziano. E’ quindi possibile che le tracce precedenti siano finite distrutte a causa del tempo o della persecuzione dei romani nei confronti dei Cristiani.