Mons. D’Ercole: arrivano le sue ultime notizie dal Marocco

Le parole di monsignor Giovanni D’Ercole dopo l’arrivo nel monastero trappista Notre Dame de l’Atlas, in Marocco, dove si è ritirato in preghiera. 

Le foto inviate da Mons. D'Ercole ai fedeli sui suoi canali social
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Il vescovo emerito di Ascoli infatti ha raggiunto il monastero nel Maghreb, a 1500 metri di altitudine e senza alcun riscaldamento. Una condizione che ha fatto parlare il monsignore di un “adattamento non facile”. Tanto che, inevitabilmente, in quel contesto il freddo si fa sentire.

Il racconto di monsignor Giovanni D’Ercole via social

Il vescovo infatti ha inviato “un saluto con affetto a tutti”. “Dopo una settimana di adattamento non facile per il freddo che qui in montagna (1500 metri di altitudine) si fa sentire notte e giorno, essendo il monastero privo di riscaldamento, ho chiesto alla comunità di potervi inviare una nostra foto”, ha spiegato.

Così D’Ercole ha voluto tranquillizzare tutto i suoi amici, i fedeli e le persone che lo seguono via social, postando anche diverse splendide foto, comprese quelle insieme ai cinque monaci che vivono nel monastero.

D'Ercole
Le foto inviate da Mons. D’Ercole ai fedeli sui suoi canali social – photo web source

L’arrivo nel monastero di Tibhirine e l’amicizia con padre Shoumacher

Tra i monaci, infatti, c’è anche un novantaquattrenne, padre Jean Pietre Shoumacher, che è anche l’unico superstite del monastero di Tibhirine, dove è avvenuta nel 1996 la tragica strage dei monaci ad opere di alcuni gruppi terroristici islamisti.

“Il monastero trappista Notre Dame de l’Atlas, trasferitosi nel 2000 definitivamente da Tibhirine Algeria, ha cinque monaci che vi presento”, ha così scritto D’Ercole. “Il più anziano padre Jean Pietre Shoumacher è l’unico superstite del monastero di Tibhirine, un vero sant’uomo, che comunica pace e gioia senza parlare. Io mangio accanto a lui nel refettorio e in chiesa mi è di fronte”, ha confessato il vescovo.

Un racconto che permette ai fedeli di immergersi in un’oasi di fede

“Poche parole ma sempre un sorriso. Ha 94 anni e quando parla dei confratelli martirizzati si chiede sempre perché sia stato risparmiato. La risposta? il priore padre Jean Pierre Laflachaire (il monaco che gli è al fianco e lo sorregge) dice che è stato risparmiato per testimoniare il carisma e lo spirito di Tibhirine. Una presenza apparentemente insignificante ma molto significativa di monaci cattolici in pieno ambiente mussulmano. Entrambi sono di nazionalità francese come il monaco Antonio che sta accanto a me”.

Le foto inviate da Mons. D'Ercole ai fedeli sui suoi canali social
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Quello di mons. D’Ercole è perciò un racconto che, insieme alle foto, offre la possibilità ai tanti fedeli che lo hanno conosciuto e seguito in questi anni di immergersi nella sua esperienza di vita cristiana, missionaria ed evangelica. Restituendo uno squarcio di luce, e di vita monastico, a un mondo come quello occidentale sempre più distante da valori come il silenzio e la contemplazione, abdicati per un mondo frenetico, fatto di luci e di vita sfrenata, che nascondono però anche tante ombre e infelicità.

La liturgia come azione primaria della vita dei trappisti

D’Ercole ha così spiegato che la liturgia “costituisce l’azione primaria della vita dei trappisti”. Mentre invece “le pause pause fanno parte della preghiera e quando intona e guida le melodie si sente che questo monaco ha nel cuore l’amore”. “Il monaco Antonio non è prete come nemmeno il monaco Josè Luis spagnolo che gli sta al fianco”, racconta. “È entrato nella trappa dopo essere stato salesiano. In coro mi è accanto e mi guida nel trovare i riferimenti dei testi e delle musiche per la liturgia delle ore”.

Invece, prosegue D’Ercole, “il più giovane monaco si chiama Nuno ed è di nazionalità portoghese ha 45 anni ed è entrato anche lui nella Trappa da una congregazione spagnola ed ora si sta preparando per diventare sacerdote. È l’infermiere che mostra una cura delicata e vigile appena qualcuno si ammala”.

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Le foto inviate da Mons. D’Ercole ai fedeli sui suoi canali social – photo web source

Il monastero trasferito dall’Algeria dopo il martirio dei 7 monaci

“Ho già avuto modo di sperimentare la sua grande dedizione in questi giorni avendo avuto un po’ di febbre”, ha così tirato le somme il vescovo emerito della diocesi marchigiana. “Ciò che mi colpisce è che nella Trappa dove si mantiene sempre un clima di silenzio, ogni piccolo gesto, ogni momento viene vissuto con molta calma e attenzione veramente premurosa gli uni verso gli altri”.

Le foto che il vescovo ha inviato ai fedeli mostrano il monastero di “Notre Dame de l’Atlas”, di monaci trappisti, in tutto sei, che si trova in Marocco a Midelt a 1500 metri di altezza, oltre 600 km da Rabat. Il monastero si è trasferito da Tibherine, in Algeria, dopo l’uccisione dei 7 monaci trappisti nel 1996, poi beatificate con altri martiri d’Algeria l’8 dicembre 2018. Una vicenda resa nota al grande pubblico anche grazie al film del regista francese Xavier Beauvois, “Uomini di Dio”.

D’Ercole: “Qui si comincia una nuova tappa di preghiera e silenzio”

Nelle foto si vede che il monastero si trova in montagna, su un luogo piuttosto deserto. Ogni foto poi descrive in maniera dettagliata le varie parti di cui è composto il monastero.  L’ingresso, la facciata della chiesa, il memorial dei martiri di tibhirine, l’interno della Chiesa, il quadro con i martiri trappisti, il corridoio interni, il refettorio, infine la cella di mons. D’Ercole, di piccole dimensioni.

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Le foto inviate da Mons. D’Ercole ai fedeli sui suoi canali social – photo web source

Qui si comincia una nuova tappa di preghiera e silenzio. Vi ricordo tutti e vi chiedo di pregare anche voi per me”, ha concluso mons. D’Ercole. Ricordando a tutti i fedeli “che nella preghiera, elemento portante di tutto al giorno e anche alla notte siete tutti costantemente presenti. In fondo so bene che per questo sono qui. Un abbraccio di cuore a ciascuno di voi”.

Giovanni Bernardi

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