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Discorsi del Papa

Udienza generale del 12 febbraio, Papa Francesco: “Chiediamo di essere capaci di stupore”

Un Papa Francesco ancora raffreddato quello di oggi che sceglie, per l’udienza generale del mercoledì, di essere presente ma non di leggere la sua catechesi, e fa un invito particolare. 

photo: repubblica.it (lalucedimaria.it)

Il suo percorso giubilare continua insieme ai tanti fedeli che ogni settimana arrivano per ascoltare le sue parole. La catechesi di oggi ha avuto come tema l’evento della nascita di Gesù a Betlemme: “Gesù è la nostra speranza” – ha ripetuto, più volte, il Pontefice.

Ma, purtroppo, la sua voce non è delle migliori e la bronchite non gli lascia spazio per dialogare più di tanto con i fedeli e, perciò, affida la lettura ad un sacerdote, don Giroli: “Mi permetto di chiedere al sacerdote, al lettore, che continua a leggere, perché io con la mia bronchite non posso ancora. Spero che la prossima volta possa”.

Come dicevamo all’inizio l’attenzione di oggi della catechesi del Santo Padre non si allontana, ancora una volta, al tema cardine del Giubileo: la speranza: “Dio viene nella storia e non scardina le strutture del mondo, ma vuole illuminarle e ricrearle dal di dentro” – spiega nella sua catechesi.

Papa Francesco ancora raffreddato fa leggere la catechesi

I fedeli, presenti in Aula Paolo VI, come ogni mercoledì, ascoltano con attenzione le parole del Papa, lette da don Giroli. Parole forti, che penetrano il cuore e che ci accompagnano, ancora una volta, per mano alla scoperta del vero significato della speranza e di come essa sia presente a pieno nella Parola di Dio e in ogni suo gesto. “Gesù nasce in un modo del tutto inedito per un re” – spiega Francesco, parlando della nascita di Gesù.

Il Figlio di Dio non nasce in un palazzo reale, ma nel retro di una casa, nello spazio dove stanno gli animali. Luca ci mostra così che Dio non viene nel mondo con proclami altisonanti, non si manifesta nel clamore, ma inizia il suo viaggio nell’umiltà” – continua don Giroli nella lettura delle parole del Papa. Ciò che colpisce, però, è la volontà di Francesco di concentrarsi su chi sono stati i primi testimoni di speranza, ovvero i pastori.

I primi testimoni della nascita di Gesù sono alcuni pastori: uomini con poca cultura, maleodoranti a causa del contatto costante con gli animali, vivono ai margini della società. Eppure essi praticano il mestiere con cui Dio stesso si fa conoscere al suo popolo. I pastori apprendono così che in un luogo umilissimo, riservato agli animali, nasce il Messia tanto atteso e nasce per loro, per essere il loro Salvatore, il loro pastore” – spiega il Pontefice.

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Gesù che nasce è la nostra speranza: “Chiediamo di essere come i pastori davanti alla capanna”

E la notizia della nascita di questo bambino porta nel loro cuore una gioia immensa: Una notizia che apre i loro cuori alla meraviglia, alla lode e all’annuncio gioioso. A differenza di tanta gente intenta a fare mille altre cose, i pastori diventano i primi testimoni dell’essenziale, cioè della salvezza che viene donata. Sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione”.

Da questo che Francesco parte con una richiesta molto particolare: “Chiediamo anche noi la grazia di essere, come i pastori, capaci di stupore e di lode dinanzi a Dio, e capaci di custodire ciò che lui ci ha affidato: i talenti, i carismi, la nostra vocazione e le persone che ci mette accanto. Chiediamo al Signore di saper scorgere nella debolezza la forza straordinaria del Dio Bambino, che viene per rinnovare il mondo e trasformare la nostra vita col suo disegno pieno di speranza per l’umanità intera” – conclude.

Rosalia Gigliano

Scritto da
Rosalia Gigliano

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