Cosa deve sapere un buon lettore della Parola di Dio all’altare?

La Parola di Dio va letta, meditata e compresa a partire da chi, ogni domenica, la proclama sull’altare a Messa. Quando vediamo qualcuno leggere all’ambone, pensiamo mai che ci sta insegnando qualcosa?

La figura del Lettore è una delle principali all’interno della Santa Messa. Ma ci si può improvvisare lettori? Cerchiamo di capire meglio.

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Chi è il Lettore? Il mandato del Papa

Non è semplice far in modo che, quando leggiamo qualcosa, chi ci ascolta la capisca al primo colpo. Leggere non è un qualcosa di semplice. Spesso si chiede: “Sai leggere?” e, d’istinto, l’interlocutore risponde: “Si”. Ma siamo davvero sicuri che sia così?

La lettura (e il modo di leggere) si differenzia a seconda del testo che abbiamo davanti. Una storia si legge in modo diverso da una poesia. E così pure la Parola di Dio va letta in una maniera consona alla sua importanza.

I Lettori sono delle figure istituite che troviamo in chiesa e, a loro, è dato il compito di proclamare le letture (la prima, il salmo, la seconda e la preghiera dei fedeli).

Papa Francesco, il 23 gennaio 2022, in occasione proprio della “Domenica della Parola”, ha dato mandato di questo ministero (prima solo per i futuri sacerdoti) anche per i laici, sia uomini che donne.

Ma tutti possono improvvisarsi lettori? La risposta è No: chi legge all’altare deve esser consapevole di ciò che sta andando a fare, che sta per leggere ciò che Dio ha dettato ai Profeti, ciò che Gesù ha compiuto ed è stato trascritto dagli Evangelisti. Non è una storia qualsiasi.

È opportuno, quindi, non solo esercizio di lettura vero e proprio, ma anche conoscenza e predisposizione spirituale. Il lettore è un ministro istituito dalla Chiesa, e come tale ha un ruolo ed un comportamento ben preciso da rispettare quando si accinge a salire sull’altare.

Avvicinarsi all’altare e leggere la Parola di Dio: non si improvvisa

Ci sono dei particolari movimenti, ad esempio, che il lettore (che sia esso laico o seminarista) deve rispettare. Uno di questi è l’inchino alla Mensa, prima di proclamare e dopo la lettura stessa: “L’inchino è un gesto di riverenza verso una persona, un luogo o un oggetto particolarmente significativo. Nella liturgia è previsto quando i ministri passano davanti all’altare o a colui che presiede, dando visibilità sacramentale alla persona stessa di Cristo. Ciò vale per tutti i ministri e ministranti” – spiega un teologo.

La norma non prevede che il lettore faccia un inchino all’altare o al sacerdote presidente a meno che non vi passi davanti per recarsi all’ambone. Se il lettore, secondo la prassi locale, compie questo gesto non infrange nessuna norma” – conclude.

Il Lettore e la grazia interiore

Gesti esterni ma, anche e soprattutto, gesti interiori: prima di accostarsi all’altare per la lettura, è bene che chi è stato destinato a questo compito si ponga in preghiera, per riuscire a raggiungere, quanto possibile, quello stato di grazia interiore per essere degno e felice di poter annunciare la Parola di Dio all’assemblea dei fedeli.

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