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Trovato a Gerusalemme il sigillo d’argilla appartenente al profeta Isaia

(Websource/Archivio)

Secondo quanto riportato dalla ‘Biblical Archaeology Review‘, un’equipe di archeologi ha fatto una scoperta che potrebbe avere dei risvolti storici degni di nota: nei pressi del monte in cui sorge il Tempio di Gerusalemme è stata ritrovato un sigillo d’argilla spezzato risalente all’VIII secolo A.C. che potrebbe appartenere al profeta Isaia. Se la teoria degli studiosi dovesse risultare corretta ecco che ci troveremmo di fronte alla prima prova storica dell’esistenza del profeta biblico.

Intervistata dalla rivista scientifica ‘Algemeiner‘, la dottoressa Eilat Mazar, archeologa a capo dell’equipe che ha ritrovato il sigillo (o bulla) di Isaia, ha dichiarato: “Nel corso di uno scavo archeologico scientifico sembra che abbiamo scoperto un sigillo che potrebbe essere appartenuto al profeta Isaia”. L’archeologa ha aggiunto che gli indizi dell’appartenenza della bulla al profeta partono sicuramente dall’incisione “Yesha’yah[u]” (Isaia in ebraico) seguito dalla parola “nvy”, a cui si aggiunge il fatto che 3 anni prima, nello stesso luogo, era stata trovata la bulla appartenente a re Ezechia. La studiosa ricorda, infatti, che nella Bibbia i due personaggi sono contemporanei e citati insieme ben 14 volte: “I nomi del re Ezechia e del profeta Isaia sono menzionati insieme 14 volte sulle 29 in cui il nome di Isaia viene ricordato nella Bibbia”, questo potrebbe significare che siamo in presenza proprio della bulla appartenente al profeta biblico: “Nessun’altra figura è stata più vicina al re Ezechia del profeta Isaia”.

Sebbene le correlazioni non manchino, ci troviamo ancora nell’alveo delle ipotesi. A sottolinearlo è Christopher Rollston, studioso di semantica alla Washington University, il quale sostiene che proprio la parola “nvy” potrebbe condurre a soluzioni differenti. Lo studioso, infatti, spiega che si potrebbe trattare di un patronimico e non del titolo di riferimento: se si trattasse del profeta nella bulla ci sarebbe dovuto essere l’articolo “h” davanti a “nvy”. L’articolo determinativo, aggiunge Rollston, potrebbe essersi cancellato come potrebbe non esserci stato. A questo dubbio si aggiunge quello della radice del nome Isaia che sarebbe comune a molti nomi ebraici dell’epoca, ed infine il dato di fatto che Isaia era un nome molto comune tra gli ebrei: “C’erano molte persone con il nome Isaia o nomi simili costituiti dalla stessa identica radice”. Insomma non è affatto certo che la bulla appartenesse al profeta Isaia, ma se la teoria degli studiosi fosse corretta la scoperta appena fatta avrebbe un valore storico inestimabile.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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