Anche le parole di Giovanni Paolo II risuonano.
“Salvaguardare il patrimonio culturale di ogni nazione” – scrisse Wojtyla
Quando si pensa al tema dei migranti, si pensa subito a Papa Francesco e a tutte le opere di carità da lui svolte verso i migranti arrivati nelle nostre zone. Ma il Vaticano è sempre stato così accogliente? Molte sono le polemiche che si sono scatenate, da politica e società, contro le linee guida del santo padre circa i migranti. Papa Francesco, durante la Giornata Mondiale del migrante, ha esortato “a dare la cittadinanza a chi nasce in un paese. Uno sì allo Ius Soli per l’Italia”.
Benedetto XVI, invece, era un po’ più restio nei confronti dei migranti: “Il primo diritto di un migrante è quello di non emigrare”. Specifichiamo meglio: ogni persona, prima di emigrare in un altro paese, deve cercare sempre condizioni favorevoli, economiche e non, nel suo di paese. Giovanni Paolo II, invece, nell’enciclica ECCLESIA, poneva l’accento sulla questione migranti, ma con un particolare accento sull’avanzata dell’Islam in Europa.
Erano entrambi contro papa Francesco? No, ma solo idee diverse in momenti storici diversi, anche se a distanza di pochissimi anni l’uno dall’altro. “E’ vero che dobbiamo lasciarci stimolare da una conoscenza delle altre religioni per poter instaurare una convivenza civile con loro in Europa, ma in particolare per l’Islam, i vescovi europei devono avere una coscienza e una conoscenza chiara della situazione e affidarsi pienamente al progetto di salvezza di Dio verso tutti gli uomini” – scriveva Giovanni Paolo II.
Papa Wojtyla scriveva anche “che era necessario comprendere che il divario fra Islam e Cristianesimo è ampio, ma ciò che deve essere corretto e prudente è il dialogo. Se la chiesa ribadisce la reciprocità di garantire la libertà religiosa, specie nei paesi dove i cristiani sono la minoranza, dall’altro lato chiede anche aiuto per fare ciò alle istituzioni europee”.
Un principio di reciprocità fra gli stati e la chiesa. Wojtyla, continuando a parlare di migrazione, si soffermava anche sul concetto di nuova evangelizzazione: “E’ responsabilità delle autorità civili controllare i flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve sempre essere rispettosa delle leggi”.
Oggi, papa Francesco non si è di molto allontanato da queste parole. Ha soltanto posto maggiore attenzione al concetto di accoglienza: “Sono persone, come noi. Non sono merce o numeri. Chi chiede aiuto, in un qualunque modo deve essere aiutato” – ha più volte detto.
Papi che hanno diverse idee sul concetto di migrante? Eppure, il loro pontificati si articolano in un arco di tempo di meno di 20 anni. Una corrispondenza di stesse idee, espresse, però, in maniera un tantino diversa.
Il boom delle migrazioni che si è trovato ad affrontare il pontificato di papa Francesco è quasi lo stesso di quello dall’Est Europa di Giovanni Paolo II.
Ma, come tutti concordano, “il migrante è, in primis, una persona”.
ROSALIA GIGLIANO
Fonte: ilgiornale.it
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