Il progresso fatto in questo campo è un’arma a doppio taglio, quando si accetta la possibilità di abortire, nel caso qualcosa non fosse “perfetta”, come avremmo sperato o il bambino fosse affetto dalla sindrome di Down.
Proprio quello è il momento di prendersi la responsabilità di rispondere sinceramente alla domanda: “Che tipo di cristiano sono? Saldo nella fede o tiepido?”.
“La gravidanza stava andando benissimo: analisi perfette, nessuna nausea, l’armadio nella cameretta svuotato per fare spazio ai vestitini, gli amici e le amiche che ci sorridevano (…) poi, al quinto mese, durante una visita medica di routine, abbiamo scoperto che la bambina che stavamo aspettando aveva una grave malformazione cardiaca, che avrebbe richiesto una lunga operazione a cuore aperto, nei primi mesi di vita. A questa malformazione era spesso associata la Sindrome di Down”.
Questo era lo scenario che si prospettava ad una giovane mamma, che, insieme al suo consorte, si era ritrovava, inaspettatamente, a dover decidere della vita della sua bambina.
“Insomma non stava arrivando la “bellissima colomba bianca” che aspettavamo da tanto, ma, nella nostra immaginazione, era comparso all’improvviso un “piccolo passero con un’ala spezzata”. (…) In un istante abbiamo perso tutti i punti di riferimento e ci siamo sentiti come sospesi, in balia di un mare grosso, con onde altissime di tristezza, rabbia, paura, vergogna.
La legge (degli uomini) ci lasciava per qualche giorno una via di fuga, una scialuppa di salvataggio per tornare nel mare calmo e questa possibilità ha sedato in un primo momento i nostri animi smarriti”.
Certo, secondo la legge, quei genitori avrebbero potuto scegliere di abortire la loro bambina Down, ma, grazie a Dio, questa coppia era davvero cristiana, anche se le circostanze li mettevano a dura prova, confondendo loro le idee sul da farsi, su come avrebbero potuto gestire quella nuova e terribile situazione.
Sentivamo che la sfida era quella di attraversare le difficoltà continuando ad amare la Vita (nella forma di colomba o di passero)”.
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