Un terribile crimine contro Dio, rimane nella più totale impunità

Nel cuore d’Europa si fa pubblicità senza ritegno a un vero e proprio abominio: ricorsi e denunce, sono tutti totalmente inascoltati.

Utero in affitto
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La Francia si conferma tristemente la punta avanzata della rivoluzione antropologica e bioetica. Alla base di tutto c’è sempre il mercato e il guadagno facile.

Figli non più visti come un dono

Per il secondo anno di seguito, si è svolta a Parigi la fiera Désir d’enfant, vera e propria esposizione della maternità surrogata e della fecondazione artificiale.

Un figlio è un desiderio e, come ogni desiderio, può essere realizzato dietro un corrispettivo di denaro: questa sembra essere la filosofia alla base dell’iniziativa. Anche quest’anno, la manifestazione è stata accompagnata dalle proteste dei pro-life che, tuttavia, nulla hanno potuto contro lo svolgimento.

C’è chi, come l’associazione Juristes pour l’enfance ha presentato una denuncia contro l’evento, in quanto promuoverebbe pratiche ancora illegali in Francia: persino la Loi Bioétique, entrata in vigore nei mesi scorsi, infatti, non legalizza in alcun modo l’utero in affitto. Il ricorso indirizzato un anno fa al Comune di Parigi, alla Prefettura e al Tribunale amministrativo è rimasto senza risposta.

La fiera Désir d’enfant rappresenta un salto di qualità nel dibattito bioetico. In un certo senso, va oltre ogni forma di dibattito e proietta il visitatore nel ventre di un futuro distopico, in cui la compravendita infantile è diventata ormai la normalità.

Un “mondo nuovo” di huxleyiana memoria, in cui si può scegliere un bambino con tutti gli optional, come si fosse da concessionario d’auto: occhi azzurri, QI elevato, ecc. Il figlio non è più visto come un dono ma come una merce.

Anche femministe e lesbiche contro il mercimonio della vita

L’esposizione svoltasi lo scorso weekend promuove ed enfatizza pratiche contrarie non ad una sola normativa ma ad una pluralità di leggi. Le Figaro ha ricordato una sentenza della Corte di Cassazione risalente ormai al 1991, cui si aggiunge una legge del 1994, per la quale “qualsiasi accordo riguardante la procreazione o la gestazione per conto terzi è nullo”. E ancora: l’articolo 227-12 del Codice Penale stabilisce un anno di reclusione e 15milla euro di multa per chiunque faccia da intermediario in operazioni simili.

Ciononostante, alla fiera Désir d’enfant vengono descritte minuziosamente le condizioni d’acquisto per una maternità surrogata: si va dai 6000 ai 50mila dollari, a seconda che la potenziale gestante soddisfi o meno i criteri della “fascia alta” della clientela internazionale.

C’è persino l’eventualità del “paghi uno, prendi due” delle gravidanze gemellari o plurigemellari, che peraltro possono mettere a rischio la salute delle gestanti surrogate. Senza contare le tariffe per i servizi aggiuntivi: 59mila uro per la selezione del sesso; 59mila anche per la “garanzia VIP”; 90mila euro per un bambino in salute.

A protestare contro il mercimonio di uteri e di gameti, sono giunti soggetti molto diversi tra loro: La Manif Pour Tous a difesa della famiglia naturale ma anche la CIAMS, ovvero l’internazionale delle femministe e delle lesbiche. Nemmeno le proteste e gli esposti di queste associazioni hanno sortito effetto: dalle procure, silenzio assordante.

La rivoluzione dell’antiumano procede indisturbata e impunita: fino al giorno in cui, ciò che oggi viene visto come un “far west” bioetico, diventerà la normalità, anche sul piano legale. I transumanisti, però, non hanno ancora avuto l’ultima parola.

Luca Marcolivio

 

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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