La Terra Santa non è purtroppo nuova ad aggressioni contro luoghi di culto cristiani. L’ultimo episodio risale a venerdì scorso e a farne le spese è stato il santuario dell’Agonia di Gesù al Getsemani.
Secondo il quotidiano The Times of Israel, responsabile del gesto sarebbe un ebreo sui cinquant’anni, finito in manette lo stresso giorno. L’uomo avrebbe dato fuoco alle panche dentro la chiesa.
Oltre alle panche, finite in gran parte distrutte, si registrano lievi danni al pavimento. Nessun ferito, né alcun danno alle persone.
L’aggressione al Getsemani ha funestato quello che avrebbe dovuto essere un giorno di festa per i cattolici della Terra Santa. Nelle stesse ore era infatti in corso l’insediamento di monsignor Pierbattista Pizzaballa come patriarca latino di Gerusalemme.
In segno di riparazione al funesto episodio, domenica mattina monsignor Pizzaballa ha presieduto la messa al Getsemani, concelebrando assieme al Custode della Terra Santa, padre Francesco Patton.
Episodi simili si sono già registrati nel 2015 e nel 2012. Nel primo caso, l’aggressione capitò il 18 giugno, nel cuore della notte. Rimase seriamente danneggiato il chiostro del santuario di Taghba, luogo della Moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Un anziano monaco e una giovane volontaria rimasero intossicati dalle inalazioni dei fumi dell’incendio. Il gesto vandalico fu attribuito ad ebrei estremisti, essendo state le mura del santuario imbrattate dalla scritta “Annienterai i falsi idoli”, litania tipica dell’ebraismo ortodosso.
Nella notte tra il 3 e il 4 settembre 2012, la porta d’ingresso del monastero trappista di Latrun, fu imbrattata con spray da scritte blasfeme e anticristiane. Anche in quell’occasione, la responsabilità fu attribuita ad estremisti ebrei. Il luogo non fu scelto a caso, essendo Latrun un luogo simbolo del dialogo ebreo-cristiano. [L.M.]
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