Suor Nazarena non ha mai staccato lo sguardo dalla Croce di Cristo, ha votato tutta la sua vita a Gesù sofferente

Suor Nazarena Crotta una vita straordinaria

Quando realmente ci sentiamo parte della comunità cristiana, abbiamo anche bisogno di trovare la nostra dimensione, la nostra missione personale. Solitamente lo avvertiamo quando siamo un po’ più maturi, nella vita come nella fede, e comprendiamo che è necessario trovare il nostro posto nella Chiesa. Come diceva suor Faustina Kowalska, in un brano tratto dal suo dialogo particolare con Gesu’ Misericordioso: “Prego ardentemente il Signore che si degni di fortificare la mia fede, affinché nelle grigia vita quotidiana non mi regoli secondo considerazioni umane, ma secondo lo spirito. Oh, come tutto attira l’uomo verso la terra! Ma una fede viva mantiene l’anima in una sfera più alta ed assegna all’amor proprio il posto che gli spetta, cioè l’ultimo.”.
Si può servire Dio in molti modi e sono tante le sorelle che con umiltà e fermezza scelgono di farlo dall’ultimo posto, quello che le chiude al mondo terreno per sempre e le proietta verso una continua comunione di preghiera e sofferenza con Gesù Cristo e il cielo.
Questo e molto altro ha fatto suor Nazarena Crotta (Julia) che per tutta la sua vita ha deciso di recludersi in una cameretta di 4mq, nel Monastero camaldolese di Sant’Antonio Abate a Roma.
La sua scelta è stata di spendere la vita a pregare per il mondo intero, per i governanti delle Nazioni, per il Santo Padre e per chi è dimenticato o bisognoso.
Julia (1907-1990) era un’atleta americana che aveva studiato musica e letteratura, con una vita professionale molto promettente, ma la sua vocazione la portò in Italia dove non fu facile realizzare la missione che sentiva ardere nel suo cuore. Inizialmente infatti aveva proposto di ritirarsi in un deserto geografico, oltre che spirituale.
Nel 1945 finalmente Papa Pio XII le concesse la reclusione pur trovandola un po’ severa, da allora non è più uscita dalla sua stanza e il suo unico contatto con l’esterno sono state le lettere inviate ai maestri spirituali. Suor Nazarena non usava né cuscino, né materasso e dormiva su una cassapanca a forma di croce. Scriveva: “Bisogna evitare tanto il tentare di offrire quel che è al di sopra delle forze del presente. Gesù guarda specialmente all’amore (di chi) offre. A Lui piace tanto anche una sola briciola … offerta con gioia, amore, fedeltà, (piuttosto) che un lauto pranzo offerto con scatti (d’impazienza) e (con) tristezza … per (avere) oltrepassa(to) le forze attuali. Bisogna andare avanti con umiltà, a poco a poco; così, l’anima si fortifica, prende coraggio.”. “A diverse tappe della mia vita, da piccolissima, Dio mi diede grazie fuori dell’ordinario, e mi fece sentire, come Le dissi, che io ero chiamata a qualcosa di grande, fuori del comune, ignota per allora. Sempre sentivo che il matrimonio non era per me, e che io ero chiamata ad altro. Sentivo pure che un giorno mi sarebbe dato di sapere questa via fuori dell’ordinario che ero chiamata a seguire.”.
Suor Nazarena ha scelto una vita impossibile a molti, ma la sua tenacia l’ha portata a servire Dio come credeva fosse giusto e nelle sue forze. E’ stata capace di non piegarsi al mondo, non smuovendo mai lo sguardo dalla Croce.