Se Siamo sulla Croce ricordiamo sempre che è una collocazione provvisoria

Che questa non sia l’unica vita che avremo, è risaputo, per noi cristiani che siamo consapevoli di essere di passaggio nel mondo.

Il nostro compito sulla Terra, prima di accedere, con la nascita al cielo (la morte terrena), alla vita eterna, è di scoprire, in primo luogo, di quali talenti siamo stati dotati dall’Eterno Padre e di farli fruttare al massimo, per la sua stessa gloria e per il bene dei fratelli.

“Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.” (Matteo 25, 20-21).

Sembra, però, che, troppo facilmente, ce ne dimentichiamo e viviamo questa vita come se fosse la prima e l’ultima, sfruttando ogni nostro pensiero e ogni nostra dote, semplicemente per appagare i desideri personali.

Ricordarsi di essere mortali e corruttibili nel corpo, provvisori, ma eterni nello spirito, è sempre utile, soprattutto se viviamo dei momenti tormentati, come ci fa notare don Tonino Bello, in uno stralcio di una sua riflessione:

“Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. 

La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non so quella di Cristo. 

Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.

Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”.”.