Stanno facendo sparire la figura del Padre

 

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La figura del Padre è da tempo sottovalutata nella crescita e nell’educazione del bambino, c’è chi riscontra l’origine di questa tendenza nei movimenti del ’68, l’aria di libertà ed eguaglianza sessuale ha portato all’emancipazione femminile e ad un rinnovato e prepotente ruolo della donna nella società ma non necessariamente questo si collega con il crollo della figura genitoriale maschile.

 

Sta di fatto che nel corso degli ultimi 50 anni la figura di un padre  presente è stata ostracizzata per fare posto ad una figura genitoriale neutra, un ruolo che per gli studiosi assicurerebbe una crescita sana e priva di scelte indotte. In realtà studi recenti dimostrano come la corretta assistenza di un padre nei confronti di un figlio sia il perfetto strumento per una crescita sana dello stesso. Ultimo in ordine di tempo ma non di rilevanza lo studio effettuato dall’Università di Oxford e condotto dal professor Risé che dimostra come i figli seguiti da un padre presente abbiano il 28% in meno di probabilità di sviluppare disturbi durante il periodo di crescita.

 

Questo risultato in controtendenza con una società secolarizzata e tesa all’indebolimento della figura genitoriale e sessuale ha sollevato non pochi interrogativi, così, essendo interessati ai risultati raggiunti dallo studio del Professor Risé riteniamo che sia  logico conoscere il pensiero di questo studioso e per farlo vi riportiamo gli stralci di un intervista che questo ha rilasciato al sito ‘Zenit’.

 

Quando gli viene detto che finalmente viene dato risalto alla figura del padre, il professore risponde: “Per la verità dati simili, anche molto dettagliati e impressionanti, erano già noti, raccolti dal Bureau of Census Usa e altre istituzioni nazionali e internazionali, e già presentati nel mio Il padre l’assente inaccettabile”. Il quale in seguito aggiunge che per ragioni non ben identificate queste teorie non vengono diffuse nel mondo.

 

Quello che il mondo politico economico non vuole che si diffonda è che la figura paterna ha un ruolo fondamentale nella libertà del figlio, altrimenti soggiogato dal rapporto di bisogno duale con la madre, un concetto complicato che il Professore ci spiega con le sue parole: “Ho presentato l’importanza per il buon equilibrio successivo del figlio del rapporto con la madre dal concepimento e nei primi anni dopo la nascita. Una relazione di carattere fusionale, istitutiva di forti dipendenze nel figlio e nella stessa madre ma decisiva per il benessere del piccolo. Perché il figlio “nasca” però, anche come soggetto autonomo, è necessario che il padre entri affettuosamente nella diade madre-figlio, portandovi  il dono della libertà al figlio”.

 

L’esimio dottor Risé risponde anche alla curiosità della genesi di questa tendenza maternalista, come detto sopra si tende a pensare che l’inizio di tutto sia stato nel ’68, ma in realtà  questo ci spiega che non è così: “Il ‘68, che si è a volte autopresentato come rivolta contro il padre, è stato invece, a livello profondo, anche  una sorta di grido di aiuto verso il padre, affinché questi smettesse di crogiolarsi nell’autocontemplazione narcisistica già imperante nell’Occidente secolarizzato e si facesse interprete della necessità di “liberazione” dei giovani dall’ideologia della soddisfazione del bisogno che si intuiva già imperante allora e ancor più nei decenni a venire”.

 

La colpa di questo indebolimento della figura paterna è dunque dell’uomo che non è stato in grado di rispondere alle esigenze della sua generazione consegnando a chi è venuto dopo di lui un mondo frustrato e frustrante. In questo contesto hanno preso piede teorie sulla parità di tutti i sessi, facendo emergere figure genitoriali omosessuali. Ma se il rapporto tra i genitori di diverso sesso è fondamentale per il bambino lo è altrettanto quello tra genitori dello stesso sesso?

 

Su questo campo il Professor Risé procede con cautela, sicuramente il buon rapporto tra i genitori influisce sulla crescita del bambino, ma stando alle sue parole ci sono troppi pochi dati per affermare che di base il  fatto che i genitori siano omosessuali possa traviare il bambino e viceversa: “Si tratta di esperienze recenti, con un tempo di osservazione troppo breve per fornire valutazioni e dati precisi. Inoltre quelli finora raccolti sono stati presentati su iniziativa volontaria, e non su raccolte di dati e campionature scientificamente valide”.

 

In ultima analisi gli viene chiesto un pensiero sull’utero in affitto e la procreazione assistita, strumenti tesi ad annullare l’impossibilità di concepimento dovuta ad una scelta sessuale che va contro natura e lui a questo risponde: “Hanno l’aspetto di deliri di onnipotenza individuali, sostenuti da forti interessi politici ed economici. Dal punto di vista psicologico, ma anche cognitivo e simbolico”.