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Danni al midollo spinale: ci sono nuove speranze, non smettiamo di pregare

Nella nostra colonna vertebrale, dal collo al sacro coccige, è custodito il midollo spinale, un fascio di neuroni. Il neurone è una cellula del sistema nervoso.
In parole molto povere, i neuroni ricevono e trasmettono continuamente impulsi, come quelli che dal cervello comandano un movimento e grazie ai quali noi siamo in grado di utilizzare muscoli e arti.
Si comprende bene che un danno al midollo spinale può provocare gravi handicap. I danni possono essere indotti da cause congenite o da incidenti.

Nel caso riguardino gli arti inferiori si parla di paraplegia, di tetraplegia se invece la impossibilità dei movimenti riguarda tutti gli arti e il tronco, parzialmente o totalmente.
Chi è affetto da questo grave malessere perde ogni controllo e sensibilità alle parti colpite, oltre a quello di arti e tronco, anche dell’intestino e della vescica, della funzione sessuale, della digestione, della respirazione; può anche arrivare ad avere l’intorpidimento delle parti, con sensazioni di bruciore ed estremo dolore.
Come si può immaginare, la situazione clinica è molto grave e complessa, senza contare che l’immobilità continua porta inoltre piaghe da decubito, osteoporosi, fratture, spasticità, complicazioni e infezioni respiratorie, trombosi, malattie cardiovascolari.

La gravità dipende sia dalla sezione infortunata del midollo spinale, sia dall’entità del danno.
Si stanno conducendo molti e complicati studi a riguardo, soprattutto in merito alla stimolazione elettrica, nelle zone lesionate del midollo spinale, nel punto in cui la comunicazione tra cervello e periferia del corpo è compromessa.
Ciò che si tenta di capire è come sia possibile per i segnali nervosi raggiungere ancora gli arti, in una situazione di paraplegia.
Ad oggi purtroppo non esistono terapie che riportino vitalità agli arti paralizzati, ma gli ultimi “esperimenti” lasciano intravedere qualche speranza.
Gli scienziati, ad esempio, hanno condotto uno studio su quattro persone, paralizzate dalla vita in giù, provocando degli impulsi elettrici al loro midollo spinale. Così facendo sono riusciti a dimostrare che le loro gambe potevano ri-funzionare, ricevere nuovamente comandi dal cervello e muoversi. Queste persone non possono ancora camminare, ma fare delle piccole estensioni con gli arti inferiori e le dita dei piedi.

Tecnicamente si tratta di applicare un dispositivo costituito da un array (un gruppo) di una ventina di elettrodi, che sfrutta il fatto che, nonostante il danno, il midollo spinale e le connessioni nervose associate conservino la capacità di poter ancora ricevere e trasmettere messaggi neuronali, grazie al potenziale a riposo, che la cellula nervosa, nelle persone sane, conserva anche in assenza di attività. Questo, se rimane inutilizzato, può diminuire drasticamente nelle persone paralizzate, l’utilizzo dell’array serve anche a fare in modo che non si perda del tutto.
Anche se gli studi sono ancora incerti e non risolutivi, si comprende che si stanno facendo delle scoperte molto importanti, che potrebbero davvero arrivare ad alleviare le sofferenze dei paraplegici e a ridar loro nuova speranza, per una vita meno sacrificata.            Antonella Sanicanti

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