Una speranza di redenzione per i “cuccioli dell’Isis”

Le missioni dei cappuccini in Medio Oriente si sono rivelate decisive per strappare molti bambini e ragazzi alle grinfie dell’Isis. Complice, in primo luogo, uno strumento sorprendente: il teatro.

L’incredibile esperienza è raccontata nel libro I cuccioli dell’Isis. L’ultima degenerazione dei bambini soldato (Edizioni Terra Santa), a cura di fra Stefano Luca, uno dei religiosi coinvolti nel progetto Rehabilitation and Reintegration Social Theatre Program.

La prefazione al volume è firmata da monsignor Georges Abou Khazen, vicario apostolico per i cattolici di rito latino in Siria.

Fra Stefano Luca OFM Cap., 35 anni, ha conseguito la licenza in lingua araba e in teologia coranica, è docente di islamistica presso lo Studio Teologico Laurentianum ed è consultore della CEI per i rapporti con l’islam. Il giovane cappuccino si è inoltre diplomato all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, si è specializzato in Teatro dei Contesti d’Emergenza e, attualmente, dirige il dipartimento Capuchin Social Theatre, da cui è scaturito il programma di recupero per i giovani jihadisti.

Dottrina islamica ambigua sui bambini-soldato

Nella sua prima parte, il saggio approfondisce la giurisprudenza islamica in merito alla problematica dei bambini-soldato. Ne emergono una serie di dati molto significativi. Innanzitutto, manca una dottrina univoca sull’arruolamento dei minori. Nessuna legge o fatwa ha abrogato l’altra, per cui ci troviamo di fronte a una stratificazione normativa. In questo dedalo di interpretazioni, i leader dell’Isis hanno sempre avuto modo di agire impuniti.

L’esperienza sul campo di fra Stefano prende forma nel 2016, anno in cui papa Francesco lancia il suo appello a pregare intensamente per i bambini-soldato. Per rispondere alla richiesta del Santo Padre e incarnare la sua preghiera, i cappuccini della provincia lombarda hanno dato vita a vari progetti in Africa e in Medio Oriente. Nel loro lavoro formativo sui più piccoli, hanno utilizzato anche il teatro sociale. Al tempo stesso, non hanno mancato di approfondire la concezione islamica riguardo al reclutamento dei bambini nei collettivi jihadisti.

Tra i principali responsabili dell’indottrinamento fondamentalista fin dall’infanzia, ci sono le famiglie stesse dei piccoli jihadisti. Sulla scorta della sua esperienza in questo ambito, Fra Stefano mette a fuoco le dinamiche antropologiche in base alle quali così tanti bambini finiscono nel girone infernale del califfato.

Il teatro sociale: una risorsa formidabile

In Siria, i cappuccini sono quindi intervenuti con il loro programma di recupero indirizzato ai minori. Il teatro, in quest’ottica, si è rivelato efficacissimo, in quanto aiuta i ragazzi a decostruire la narrativa indottrinante che hanno interiorizzato. La grammatica jihadista che essi apprendono nelle dinamiche relazionali, inculca in loro un unico alfabeto che è quello della violenza.

Andare in scena, pertanto, non equivale a un semplice “recitare”, in quanto mette il giovane a contatto con il proprio io più profondo. Inoltre, il teatro spinge i ragazzi a lavorare sul corpo: tale passaggio è determinante, perché, com’è noto, attraverso il linguaggio non verbale è molto più difficile mentire. Alla fine del loro percorso, gli allievi del teatro sociale dei cappuccini sono ormai indirizzati al recupero dell’integralità della persona, vedendosi restituiti un “nome” e un “futuro”.

I cuccioli dell’Isis è quindi un testo che offre più di una chiave di lettura. Inquadra la problematica dei bambini jihadisti da un punto di vista storico, giuridico, religioso, sociale ed educativo. Al tempo stesso, introduce una prospettiva profondamente incarnata, carica di vita vissuta e di relazionalità. E suggerisce un modello pedagogico sicuramente replicabile in altre realtà, a vario titolo segnate dal disagio infantile e giovanile.

Luca Marcolivio

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