Oggi, fermiamoci a pensare alla sofferenza di Padre Pio

Oggi, fermiamoci a pensare alla sofferenza di Padre Pio
Padre Pio

Forse ci soffermiamo troppo poco a pensare alla sofferenza che segnò la vita di Padre Pio.
Spesso parliamo dei miracoli a lui attribuiti e delle tante testimonianze che li attestano, ma sappiamo immaginare quanto dolore gli procuravano i segni della Passione, che portò per anni sul suo corpo?

Il primo a sapere delle sue stimmate fu il guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo, Padre Paolino, che raccontò che quel giorno Padre Pio aveva saltato il pranzo.
Inizialmente, la cosa non destò sorpresa, perché, qualche volta, lui era così assorto nella preghiera da trascurare il pasto. Poi, Padre Paolino andò nella sua cella: “La porta era socchiusa e ho sentito che stava piangendo. Ho bussato, gli ho chiesto se stava bene. E lui ha emesso un gemito, come se in quel momento fosse stato colpito”.

Quando Padre Paolino entrò, lo vide sul letto, circondato da pezze inzuppate di sangue: si era fasciato le mano che continuavano a sanguinare, tra atroci dolori. Lo stesso era accaduto anche ai piedi, proprio come durante la crocifissione di Cristo, quando i chiodi gli avevano trapassato le carni.

“C’era molto sangue su questi tessuti, così tanto che da bianchi erano diventati color del vino”, raccontava ancora Padre Paolino, che non sapeva come e se soccorrerlo.
Padre Paolino gli domandò, allora, se si era ferito in qualche modo e Padre Pio, tra le lacrime, gli mostrò una delle mani. Così, il guardiano si rese conto che si trattava delle stimmate!

“La mano di Pio era bucata. Forata, trapassata come da uno scalpello. Era impressionante. Sul palmo, ma anche sul dorso … un buco. Un buco che sanguinava”.
Ma non solo, dopo le mani e i piedi, Padre Pio mostrò a Padre Paolino anche il fianco ferito, come dalla lancia del soldato, in un episodio che richiama alla mente le parole di Gesù a Tommaso, che gli chiedeva conto della resurrezione: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”.

Antonella Sanicanti