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Il Silenzio di Dio alcune volte spaventa

 

L’interpretazione del silenzio divino è la prova più difficile a cui qualunque fedele si possa sottoporre, impossibile non interrogarsi di fronte alle amenità ed alle sofferenze che quotidianamente ci si pongono davanti agli occhi, possibile che Dio onnipotente rimanga impotente ad osservare la miseria umana? Possibile che non si abbassi a darci conforto? Dove finisce il suo immenso amore davanti ad una tragedia come Aushwitz, alle guerre, alla povertà dei popoli del terzo mondo?

 

Sul silenzio divino si sono interrogati alcuni dei più grandi pensatori della storia dell’umanità e la risposta non sempre è stata quella corretta, come fare d’altronde a comprendere il volere di Dio. Ponendoci dalla parte del pensiero laico è interessante leggere alcune delle frasi più celebri che i pensatori dei secoli passati hanno dedicato al silenzio di Dio. Gustave Flaubert, ad esempio,  pensava che il dilemma di Giobbe la quinta essenza dell’esistenza umana, un tormento quotidiano che si acuisce al pensiero che la nostra voce possa non essere ascoltata da nessuno: “Io grido a te ma tu non mi rispondi, insisto ma tu non mi dai retta”, urla Giobbe contro quel Dio che aveva servito e riverito e dal quale era stato messo alla prova, piagato nel corpo, lasciato quasi solo al mondo. E’ l’imprecazione dell’uomo, umanissima, naturale. Disperata e disarmata dinanzi a quel silenzio incomprensibile”.

 

Il silenzio di Dio insomma è qualcosa che aumenta la solitudine dell’uomo a questo mondo che, non comprendendo il suo assenteismo, smette di avere fede e di credere. Su questo argomento si basa l’ultimo libro del Cardinale Robert Sarah “La forza del silenzio”. La sua disamina comincia con una  considerazione forte ed indicativa: “Devo umilmente riconoscere che ho balbettato di fronte a un così grande mistero. Chi potrebbe parlare del silenzio, e soprattutto di Dio, in una forma adeguata? Possiamo tentare di parlare di Dio solo a partire dalla nostra propria esperienza di silenzio. Perché Dio è avvolto nel silenzio e si rivela nel silenzio interiore del nostro cuore”. Con queste parole il Cardinale spiega come Dio non vada ricercato nel rumore, che il suo silenzio non dev’essere temuto ma coltivato perché all’interno di noi stessi, del nostro silenzio interiore possiamo trovare le risposte che tanto bramiamo.

 

Il problema del mondo moderno, dice il cardinale, è che si crede che tutto vada ricercato nella parola, nei gesti e nei comportamenti esteriori, d’altronde, continua, è difficile con la superficialità attuale accettare la profondità del silenzio, i segni che questo può celare  e conclude dicendo che tutto questo può essere riassunto con la mancanza di fede. L’evento che ha fatto da sparti acque tra una fede forte ed un mondo ateizzato è stata la seconda guerra mondiale, il conflitto ha decimato e estenuato tutte le popolazioni coinvolte, manifestato una volta per tutte come l’uomo possa essere in grado di mettere fine all’intera esistenza del mondo, se ciò non bastasse questo trionfo di crudeltà è stato sublimato dall’aberrante genocidio effettuato dai nazisti, da quella soluzione finale che non smette di urlare “Vendetta”.

 

Proprio su questo argomento si sofferma la prima disamina del Cardinale Sarah che prima cita le parole di Elie Wisel: “Auschwitz non fu solo uno scandalo umano ma anche teologico: come è stato possibile, dov’era Dio mentre i treni piombati entravano nel campo polacco?” e poi risponde spiegando come il silenzio, anche in una situazione del genere, non è indifferenza, non è impotenza ma sofferenza anch’esso: “Non è indifferente al male. In primo luogo, possiamo credere che Dio permetta il male per distruggere gli uomini. Ma se Dio tace, soffre con noi per il male che ha lacerato e sfigurato la terra. Se cerchiamo di essere con Dio nel silenzio, si capisce la sua presenza e l’amore”.

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