Mamma scappa dalla Norvegia perché i servizi sociali volevano toglierle la figlia senza ragione.
La Norvegia è il secondo Paese ricco per benessere dei bambini secondo la lista stilata dall’Unicef (il primo sono i Paesi Bassi), negli ultimi anni, però, sono emerse diverse lamentele per l’operato del Barnevernet (i servizi sociali) che toglierebbe i bambini alle famiglie naturali con troppa facilità sia nel caso di migranti che sia nel caso di cittadini norvegesi. L’ultima storia legata all’operato dell’agenzia governativa è quella di Silje Garmo (donna di 37 anni) e sua figlia. La mamma è finita nel mirino del Barnevernet dopo che l’ex marito l’ha segnalata all’agenzia governativa sostenendo che la donna fosse inaffidabile ed avesse uno stile di vita caotico inadatto a crescere una bambina. In questi anni è stata ripetutamente sottoposta a controlli anti droga dai quali non è mai risultato nulla, ciò nonostante pare che fossero intenzionati a toglierle la figlia.
Consapevole che presto o tardi le avrebbero tolto la figlia, Silje si è rifugiata in Polonia richiedendo lo status di rifugiata. Il suo caso è stato esaminato a lungo dal governo polacco che alla fine, su spinta del ministro Mateus Morawiecki, ha concesso il diritto di asilo a lei ed alla figlia. Decisivi nella decisione sono stati i rapporti di questi anni sull’operato del Barnevernet: ogni anno l’agenzia governativa toglie alle famiglie norvegesi 1.500 bambini per i motivi più disparati e, secondo molti, senza reali motivazioni. Di recente, inoltre, uno degli psicologi addetti alla valutazione psicologica dei bambini all’interno del nucleo familiare è stato arrestato per possesso di materiale pedopornografico, ciò nonostante i casi da lui trattati non sono stati messi in discussione.
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Luca Scapatello
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