Vietato dire “cristiani” per non discriminare le altre religioni

Lo scandalo in Francia: censurata in radio la parola “cristiani” da una pubblicità benefica per i perseguitati in Medio Oriente, per non offendere la latri professioni di fede. Ma si può cantare “Gesù è gay”. 

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In un Paese dove si parla di “diritto alla blasfemia”, parlare di “cristiani” è perciò diventato praticamente un reato. La Francia è un Paese martoriato dal radicalismo islamico, dagli attentati, ora dal Coronavirus. Il Paese che ha dato i natali a grandi santi e a figure eminenti della storia della Chiesa, oggi laicissima e disposta a difendere con le unghie e con i denti la libertà di espressione, non tollera di parlare alla radio di cristiani.

La Francia è sotto assedio, ma la colpa è dei cristiani uccisi

Ci sono stati insegnanti decapitati a scuola, fumettisti mitragliati nelle loro redazioni, boicottaggi internazionali da parte della Turchia, fedeli e sacerdoti martoriati in chiesa, eppure non ha mai pensato di censurare alcunché verso l’Islam, rivendicando il diritto all’offesa della religione islamica. Eppure, se si parla di cristianesimo, basta solo il nome per vietare una pubblicità sulla radio pubblica.

Il caso indigna e fa riflettere profondamente. L’associazione parigina L’Œuvre d’Orient, che dal 1856 sostiene i cristiani d’Oriente, alla proposta di una pubblicità a Radio Inter, una delle maggiori radio pubbliche comprese in Radio France, si è vista recapitare una risposta che ha dell’incredibile. La pubblicità può andare in onda solo se viene censurata la parola “cristiani”.

La rabbia dell’associazione cattolica francese

L’associazione cattolica si è rivolta a questa emittente per diffondere una pubblicità natalizia. La radio pubblica francese le ha risposto con una nota in cui spiega: “i messaggi pubblicitari non devono contenere alcun elemento che possa scioccare le convinzioni religiose, filosofiche o politiche degli ascoltatori”.

Dopo la denuncia del quotidiano Le Figaro, ora l’emittente ha ritirato la vergognosa risposta ed ha accettato lo spot, nel momento che lo scandalo era già diventato di dominio pubblico. Ma la vicenda preoccupa, e non poco. Per la semplice ragione che non si capisce cosa ci sia di “scioccante”, come definito dalla stessa emittente, nel raccogliere fondi destinati a costruire scuole, case, chiese e ospedali in luoghi dove i cristiani vengono martirizzati ogni giorno. Dove la guerra impedisce loro ogni tipo di esistenza serena. Dove ogni giorno rischiano la vita a causa della loro fede. 

Cristiani perseguitati in Medio Oriente: o il silenzio o la censura

Il tema dei cristiani perseguitati del Medio Oriente dovrebbe infatti essere una vergogna per l’umanità, ogni giorno sulla prima pagina di tutti i giornali internazionali. Eppure non solo non se ne parla, ma se si prova a farlo si viene censurato. Non c’è censura se si dileggiano i simboli della fede, ma se si parla di chi è perseguitato per il proprio credo.

“Uno dei nostri principi è tendere a una pubblicità neutra sulle questioni religiose, morali o politiche. Non diffondiamo quindi pubblicità che fanno riferimento a particolare comunità religiose o politiche”, risponde la radio pubblica francese. Eppure, nella stessa radio sedicente imparziale e inoffensiva si passa la musica di un cantautore francese, Frédéric Fromet, il cui ritornello e titolo dice nientemeno che “Jésus est pédé”, “Gesù è gay”. Gesù omosessuale, ma “in nome della lotta contro l’omofobia”. Quindi, per la radio, niente turbamento per i cristiani.

Un caso che si ripete: nel 2015 era accaduto con la metro pubblica

L’Œuvre d’Orient ha poi spiegato di avere diffuso proprio sulla stessa radio i propri spot negli scorsi tre anni, sia a Natale che a Pasqua. Debitamente pagati, e con esplicito riferimento ai cristiani d’oriente. 

Tuttavia già nel 2015 l’associazione aveva dovuto togliere la parola “cristiani” dalle affissioni in metropolitana per un concerto a scopo benefico, sempre con la scusa della “neutralità”. Anche in quel caso l’ente autonomo dei trasporti parigini, Ratp, si è dovuto scusare pubblicamente e ripristinare la pubblicità dell’esibizione di “Les Prêtres”, band musicale formata da due sacerdoti francesi e un vietnamita, per raccogliere fondi a favore dei cristiani d’oriente. Eppure, anche lì, ci avevano provato a censurarli.

In Medio Oriente i cristiani sono stati gli artefici di quel poco di laicità che è appena presente, seppure ogni giorno in maniera sempre minore. Oggi, gli stessi cristiani vengono continuamente perseguitati. Ogni giorno le chiese copte vengono bruciate, i cristiani caldei e siriaci massacrati. Ma l’Occidente, pavido e vile, resta in silenzio, a guardare, nascondendosi nell’ombra, dietro il cappello ipocrita dell’imparzialità. Non è però così che si difendono i valori di una civiltà, quella occidentale, laica e cristiana.

Giovanni Bernardi

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