Il grande scandalo della pandemia: chi ne ha tratto profitto?

Nel 2020 i cinquecento paperoni del mondo hanno accresciuto le loro fortune di oltre il 30 per cento. La pandemia ha giovato fortemente sulle casse dei più ricchi.

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Mentre quasi tutti gli abitanti del Pianeta soffrono gravemente dal punto di vista economico, a causa delle conseguenze della crisi sanitaria, i ricchi del Pianeta diventano sempre più tali.

Con la pandemia cresce la povertà di tanti. Ma di certo non di tutti

Nel mondo almeno 150 milioni di persone sono entrate in uno stato di estrema indigenza nel 2020, nel frattempo però gli indici di Bloomberg, la nota società che fornisce informazioni finanziarie globali, segnalano che lo 0,001 per cento della popolazione, vale a dire le cinquecento persone più ricche del mondo, hanno visto giorno dopo giorno crescere i loro capitali in maniera esponenziale.

In totale questi cinquecento paperoni mondiali hanno assistito a una crescita delle loro fortuna per addirittura un totale di 1.770 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi. Il che fa pensare al virus che si è trasformato in una vera e propria manna dal cielo, dal punto di vista economico, per questa élite di super ricchi. Era infatti dall’ormai lontano 2012, quando il commercio digitale e i social network si stavano ancora solamente cominciando a diffondere in maniera capillare, che non si registravano tali aumenti stellari.

La ricchezza spropositata di pochi continua ad crescere grazie al virus

“Pochi ricchi che sono sempre di meno e sempre più ricchi”, diceva Papa Francesco in occasione della Giornata dei poveri del 2018, con parole altamente profetiche. Di questi pochissimi ricchi, come segnala Avvenire, c’è una top twenty, un ristrettissimo di club di privilegiati, che si farebbe meglio a definire potenti, dove ognuno dei membri possiede un patrimonio che supera i 50 miliardi di dollari.

In sostanza, il Coronavirus è arrivato dalla Cina distruggendo pesantemente l’economia reale, fatta di negozi, piccole attività commerciali, artigiane, magari aperti da generazioni, tramandati nelle storie familiari. Nel frattempo, l’economia immateriale, quella legata al digitale e a tutto ciò che si può acquistare stando chiusi in casa durante il lockdown, si è vista catapultare dentro una bolla estremamente profittevole.

Da Jeff Bezos a Elon Musk, il Coronavirus ha portato grandi guadagni

Tanto per fare un nome, il capolista di questa schiera di grandi privilegiati, Jeff Bezos, patron di Amazon, si è visto gonfiare il proprio patrimonio di oltre il 69 per cento. In sostanza, per Bezos la pandemia è significata un guadagno ulteriore di ben 78,9 miliardi di dollari.

Decretando, in sostanza, per le casse della sua azienda un vero e proprio anno d’oro, dove anche i titoli in borsa sono volati alle stelle, cresciuti del 75 per cento. Ora il patron di Amazon possiede una ricchezza pari a 193,7 miliardi di dollari. Il fondatore e direttore generale di SpaceX e Tesla Elon Musk non è invece primo nella classifica dei più ricchi, ma vanta il primato di guadagni durante la pandemia.

Coincidenza fortunata? Per molti c’è più di un sospetto

La crescita della sua ricchezza è stata di addirittura il 482 per cento, facendogli guadagnare dalla pandemia in termini netti 133 miliardi di euro. Mentre invece a guidare la classifica di chi ha guadagnato di più in termini netti e complessivi dalla crisi del Coronavirus c’è però Bill Gates, colui che aveva previsto ampiamente già cinque anni fa quanto sarebbe successo nel 2020.

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C’è anche un cinese prima sconosciuto in questa speciale classifica. Si tratta di Zhon Shanshan, ex giornalista, la cui ricchezza si è moltiplicata per undici dal 2020 ad oggi, diventando l’uomo più ricco della Cina. L’uomo ha incassato tra gennaio e dicembre 2020 68 miliardi, il 997 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2019, dopo avere quotato in Borsa la sua Nongfu, azienda che imbottiglia l’acqua minerale più venduta a Pechino e dintorni. Coincidenze fortunate, potremmo dire. Per loro. Anche se per molti, però, c’è più di un sospetto.

Giovanni Bernardi

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