Saviano ti avvicini all’inferno piano piano

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La decisione di non legalizzare l’aborto in Polonia ha creato due fronti contrastanti tra chi sostiene che questa pratica sia un diritto inalienabile della donna e chi appoggia la decisione del governo polacco sostenendo che si tratta, al contrario, di un omicidio.

 

Tra gli oppositori, tra chi sostiene che l’aborto sia un diritto universale e inalienabile, si è schierato pubblicamente lo scrittore campano Roberto Saviano, famoso per il suo libro di denuncia contro la camorra e uomo tendenzialmente di sinistra. Così in un post Facebook il giornalista scrive:

 

“Scegliere di abortire non è commettere un omicidio, ma esercitare un diritto inalienabile.

Sono giovani, sono donne, sono polacche e lottano per i loro diritti.

Ieri in Polonia è stato sciopero generale per la protesta nera, la #CzarnyProtest.

Le donne polacche sono scese in piazza perché il Parlamento non ha solo respinto la proposta di legge sulla legalizzazione dell’aborto, ma ha preso la peggiore delle direzioni possibili: quella del divieto totale”.

 

La posizione di Saviano è quella atea, quella che considera il feto al di sotto di un essere umano, l’invettiva del giornalista parte dalla critica delle usanze del paese dell’est: “Oggi in Polonia si può abortire solo in caso di stupro, di malformazione del feto e di pericolo la vita della madre, ciò non significa che negli altri casi non si abortisce, ma che lo si fa clandestinamente. Aborto clandestino vuol dire macello, vuol dire interventi fatti senza alcuna sicurezza, vuol dire complicazioni, vuol dire morte. La maggior parte degli stupri avvengono in famiglia o tra conoscenti e molto spesso non vengono denunciati, per abortire invece è necessario presentare denuncia. Ecco perché la maggior parte delle donne che restano incinte in seguito a stupro si sottopongono a pratiche inimmaginabili”.

 

In queste parole si può riscontrare un intento di denuncia verso i torti subiti dalle donne polacche ed un tentativo di salvaguardare il loro benessere fisico (una legalizzazione impedirebbe a molte ragazze di uccidersi nel tentativo di abortire), ma questo non giustifica ne l’approvazione dell’aborto ne l’accusa contro gli obbiettori di coscienza che successivamente scaglia Saviano: “Questo tema, a noi italiani, dovrebbe essere caro, perché, nonostante l’aborto sia legale, le difficoltà che le donne italiane trovano oggi ad abortire sono immense. L’obiezione di coscienza, imposta ai ginecologi più che liberamente scelta, in un Paese dove i padiglioni degli ospedali pubblici e laici sono intitolati a santi, è una piaga che rende la 194 la più tradita delle leggi”.

 

Insomma Saviano si è reso portavoce di una certa tipologie di persone che porta avanti una pratica folle di omicidio legalizzato che purtroppo nel nostro paese è sempre più frequente, gli aiuti per quelle ragazze che hanno subito uno stupro dovrebbe essere di altro tipo, un assistenza materiale e psicologica che consenta loro di superare il trauma ed andare oltre, a comprendere che quella vita, nata da una violenza, è un progetto divino e che può regalare una gioia insospettabile alla madre se solo accettata.