Sarah: ecco perché uno scienziato ateo si converte a Dio

Sono sempre di più le testimonianze di scienziati che, indagando le leggi dell’Universo, trovano Dio nel loro cuore.
E’ un percorso lungo e delicato, forgiato dalla sofferenza, quello che racconta la dottoressa Sarah Salviander (ricercatrice del Dipartimento di Astronomia all’Università del Texas e docente di Astrofisica alla Southwestern University), in un discorso che ripercorre il suo incontro col Creatore e la sua mancanza, sin dall’infanzia.

Ora, che è moglie e madre, nonché una professionista affermata, si propone di mettere al servizio di altri tutto il suo sapere, duramente conquistato.
Sarah era nata in una famiglia atea e, fino all’età di 25 anni, non aveva conosciuto molti cristiani.
Aveva, tra l’altro, un preconcetto su di noi: ci vedeva deboli e piuttosto banali.
I suoi studi in Fisica andavano alla grande, ma faceva parte di un gruppo di ricerca razionalista, che non dava molta rilevanza alle domande sullo scopo dell’esistenza.
Studiavano la realtà oggettiva, infatti, senza domandarsi chi ne fosse la fonte, il creatore: “I cristiani non erano come i razionalisti: erano gioiosi, contenti e intelligenti, molto intelligenti. Sono rimasta stupita di scoprire che i miei professori di fisica, che ammiravo, erano cristiani. Il loro esempio personale ha cominciato ad avere una certa influenza su di me, ritrovandomi sempre meno ostile al cristianesimo”.

Fu uno stage di ricerca, presso l’Università della California, sulle prove del Big bang, a farle percepire che ci doveva pur essere un ordine, nelle cose del mondo: “Senza saperlo, stavo risvegliando in me quello che il Salmo 19 dice chiaramente: “I cieli narrano la gloria di Dio; il firmamento annunzia l’opera delle sue mani”.
In seguito, Sarah incontrò un uomo (che poi diverrà suo marito), nato e cresciuto, anche lui, in una famigli atea, ma già convertitosi al cristianesimo. Si imbatté anche in un libro dal titolo “The Science of God”di Gerald Schroeder, fisico e un teologo, che le cambiò al vita, poiché le fece percepire che la Bibbia e la scienza potessero essere compatibili.
Sarah cominciò a leggere anche il Vangelo: “Ho trovato la persona di Gesù Cristo estremamente convincente, mi sentivo come Einstein quando disse di essere “affascinato dalla figura luminosa del Nazareno”. Eppure, nonostante avessi riconosciuto la verità e fossi intellettualmente sicura, non ero ancora convinta nel mio cuore”.

Ma la vita non aveva ancora finito di insegnare qualcosa a Sarah: “Mi è stato diagnosticato il cancro, non molto tempo dopo mio marito si è ammalato di meningite ed encefalite, guarendo per fortuna. La nostra bambina, di circa sei mesi, soffriva di trisomia 18, un’anomalia cromosomica fatale, ed è morta poco tempo dopo. E’ stata la perdita più devastante della nostra vita, mi ha colto la disperazione, fino a quando ho lucidamente avuto una visione della nostra bambina tra le braccia amorevoli del suo Padre celeste: solo allora ho trovato la pace. Pensai che, dopo tutte queste prove, io e mio marito non eravamo solo più uniti, ma anche più vicini a Dio. La mia fede era reale. Io non so come avrei fatto di fronte a tali prove, se fossi rimasta atea”.

La trasformazione del cuore di Sarah era avvenuta attraverso la sofferenza più atroce, ma proprio in quel frangente, aveva riconosciuto e sentito la vicinanza del Signore: “Amo la mia carriera di astrofisico. Non riesco a pensare a nient’altro di meglio che studiare il funzionamento dell’universo e mi rendo conto ora che l’attrazione che ho sempre avuto verso lo spazio altro non era che un desiderio intenso di una connessione con Dio. Non dimenticherò mai quando uno studente, poco tempo dopo la mia conversione, si è avvicinato chiedendomi se era possibile essere uno scienziato e credere in Dio. Gli ho detto di si, naturalmente. L’ho visto visibilmente sollevato e mi ha riferito che un altro professore gli aveva invece risposto negativamente. Mi sono chiesta quanti altri giovani erano alle prese con domande simili (…).
So che sarà una strada difficile da percorrere, ma il significato del sacrificio di Gesù non lascia dubbi su quello che devo fare”.                                                                              Antonella Sanicanti