Santuario Madonna della Bocciola: dove la richiesta di Maria fu esaudita

Il Santuario Madonna della Bocciola ricorda l’evento miracoloso che segnò la storia cittadina fino all’esaudimento di una specifica richiesta di Maria. 

santuario madonna bocciola
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Il santuario ricorda infatti lo straordinario miracolo in cui Maria apparve ad una pastorella di nome Giulia Manfredi il 28 marzo 1543. La Madonna promise favori dal Cielo agli abitanti di questo paesino, situato sulla riviera orientale del Lago d’Orta, qualora avessero pregato e si fossero astenuti dal lavoro non solamente la domenica ma anche il sabato. Così da prepararsi al meglio, appunto, per la domenica.

Lo splendido santuario dallo stile neoclassico

Il santuario, che s’innalza a 500 metri sul livello del mare, nel comune di Ameno frazione di Vacciago in provincia di Novara, crebbe di anno in anno, poi di secolo in secolo, fino ad arrivare alla forma attuale in stile neoclassico. L’esterno della facciata presenta quattro colonne di granito che sorreggono una trabeazione.

La facciata ha subito infatti abbellimenti dal 1820 in avanti, e nel 1922 fu fatto costruite il campanile, con la successiva aggiunta di vari elementi decorativi in occasione dell’Anno Santo 1933. Fu anche appeso un grande lampadario in vetro di Murano, che ancora oggi è visibile. Nel complesso, la costruzione risale al 1840 su disegni dell’architetto Giovanni Molli, ma solo nel 1875 venne completata col timpano.

L’interno e le grandiose opere d’arte presenti

Ai lati della stessa, sono posizionati due colonnati ad archi su delle colonne di granito. Insieme a loro, due piccole finestre che guardano ai lati dell’interno. Nell’interno, molto spazioso e centrato su un’ampia cupola, si trova,  verso ovest, l’abside con un altare in marmo bianco di fattura neoclassica.

Anche il maestoso pronao a quattro colonne di granito di Baveno è di stile neoclassico, da cui si legge la scritta in latino Gloriosa dicta sunt de te, ossia “Dite si canta la gloria”. Le pareti interne sono poi tutte coperte da affreschi, eseguiti nei primi anni del diciottesimo secolo. Il ciclo comprende trentasei riquadri di diversa ampiezza in cui vengono illustrati diversi episodi dell’Antico Testamento collegati con la venuta del Salvatore e con la figura di Maria Santissima.

I colori vivi e l’eloquente gestualità dei ritratti

I colori vivi e sgargianti e le figure caratterizzate da una ricca ed eloquente gestualità sono una caratteristica tipica e assolutamente straordinaria del loro autore. Tra le scene principali ci sono quella de “Il generale Jefte incontra la figlia”, “Le donne di Israele festeggiano la traversata del Mar Rosso”, e “Giuditta mostra al popolo d’Israele la testa di Oloferne”. Sulla volta è invece affrescato il sogno avuto dal patriarca Giacobbe, dove si vede che dalla scala gli angeli salgono verso il cielo.

Nel presbiterio, si vedono gli episodi biblici di “Abigail placa l’ira di Davide” e “Incontro tra Tobia e Sara”, “Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia” e “Daniele condanna a morte i due accusatori della casta Susanna”. Infine, l’ultima scena, “L’angelo appare a Manua durante l’olocausto”, nella parete dietro l’altare, sopra la quale è raffigurato l’evento miracoloso avvenuto a favore di Giulia Manfredi e in seguito di tutta la popolazione. 

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Le due statue laterali raffigurano la Potenza e la Clemenza e sono opera di Luigi Marchesi, fratello del più noto scultore Pompeo e autore di numerose sculture per il Duomo milanese. Mentre infine nella cappellina di destra i devoti possono pregare davanti alla reliquia del sacro Bòcciolo, vale a dire ai cinque frammenti del famoso pruno giunti fino a noi.

La solenne commemorazione della Bocciola si svolge ogni anno il 28 di marzo, all’interno del santuario e in in coincidenza con la data tradizionale del miracolo, oppure in alternativa anche nella prima domenica di settembre in coincidenza con la festa della Natività di Maria. Nel 1844 la chiesa venne insignita del titolo di Santuario da papa Gregorio XVI, e quindici anni dopo l’allora vescovo di Novara mons. Gentile incoronava solennemente l’immagine della Madonna e del Bambino.

Giovanni Bernardi

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