Santo Padre: il Vangelo è una Buona Notizia che porta una gioia contagiosa


di Debora Donnini

“Il Vangelo è una Buona Notizia che porta in sé una gioia contagiosa perché contiene e offre una vita nuova”. E’ il tweet del Papa lanciato alcuni giorni fa dall’account @Pontifex. Un binomio, quello del Vangelo e della gioia, centrale nel magistero di Francesco che ne fatto il cuore della sua prima Esortazione apostolica, Evangelii Gaudium e, quindi, in qualche modo il “programma” del suo Pontificato. Non a caso in Evangelii Gaudium indica “vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni”.

Nell’Esortazione apostolica il Papa chiede “una conversione pastorale e missionaria”.  “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”. Per questo Francesco invita tutti i cristiani ad a “una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia”. In una parola chiede un passaggio “da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria” che raggiunga “tutte le periferie”.

Per Francesco, quindi, bisogna evitare una pastorale “ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere” ma l’annuncio deve “concentrarsi sull’essenziale”: ciò che risplende è la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto. “Nella catechesi ha un ruolo fondamentale il primo annuncio o ‘kerygma’”, scrive sempre nell’Esortazione il Papa per il quale sulla bocca dei catechisti deve risuonare sempre il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno”. In questa strada poi c’è la vicinanza, il dialogo, l’accompagnamento e l’ecumenismo.

Che per fare questo bisogna passare dalla comodità all’annuncio, il Papa lo ha sottolineato diverse volte. Nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta del 23 maggio scorso aveva detto che “questo è il cammino della nostra conversione quotidiana: passare da uno stato di vita mondano, tranquillo senza rischi, cattolico, sì, sì, ma così, tiepido, a uno stato di vita del vero annuncio di Gesù Cristo, alla gioia dell’annuncio di Cristo. Passare da  una religiosità che guarda troppo ai guadagni, alla fede e alla proclamazione: ‘Gesù è il Signore’”.

Nella Messa Crismale del giovedì santo del 13 aprile 2017, Francesco aveva, poi, invitato i sacerdoti a rendere gioioso l’annuncio con tutto il loro essere, anche la disponibilità del proprio tempo. “Che nessuno – è stato il suo monito – cerchi di separare queste tre grazie del Vangelo: la sua Verità – non negoziabile –, la sua Misericordia – incondizionata con tutti i peccatori – e la sua Gioia – intima e inclusiva”.

Papa Francesco sa però bene che la vita è attraversata da molte sofferenze e non a caso già nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta del 30 maggio del 2014 aveva parlato della gioia in speranza. “Il segno che noi abbiamo questa gioia in speranza è la pace”, aveva detto. “Quanti ammalati, che sono alla fine della vita, con i dolori, hanno quella pace nell’anima… Questo è il seme della gioia, questa è la gioia in speranza, la pace. ‘Tu hai pace nell’anima nel momento del buio, nel momento delle difficoltà, nel momento delle persecuzioni, quando tutti si rallegrano del tuo male? Hai pace? Se hai pace, tu hai il seme di quella gioia che verrà dopo’”.

E anche nell’omelia della Messa a Santa Marta del 23 maggio del 2016dedicata alla gioia, aveva affermato che “non esiste un cristiano senza gioia”. “La carta di identità del cristiano è la gioia, la gioia del Vangelo, la gioia di essere stati eletti da Gesù, salvati da Gesù, rigenerati da Gesù; la gioia di quella speranza che Gesù ci aspetta” e quindi, anche nelle croci il cristiano vive la gioia esprimendola, appunto, nella pace.

fonte: radiovaticana