Oggi 7 gennaio, San Raimondo de Penafort: il maestro che indicò ai confessori la via del perdono

Teologo e giurista, san Raimondo de Penafort fu un frate domenicano che scrisse un’importante guida utile per tutti i confessori. 

San Raimondo de Penafort
San Raimondo de Penafort – lalucedimaria.it

Oggi, 7 gennaio, si ricorda san Raimondo de Penafort, insigne teologo e giurista oltre che frate dell’Ordine dei Predicatori. Dotto e sapiente, diede un grande contributo alla Chiesa e al mondo domenicano con la formulazione di una guida per amministrare il sacramento della Riconciliazione.

Nacque a Penafort, in Catalogna, nel 1175 da una famiglia agiata. Molto intelligente, come indica il suo nome, che fa riferimento etimologicamente proprio ad un’intelligenza viva e profonda, si dedicò precocemnte allo studio con brillanti risultati.

Santo di oggi 7 gennaio: San Raimondo de Penafort, istruì i sacerdoti al sacramento della Confessione

Dopo aver studiato filosofia diventò docente e insegnava all’università di Barcellona e in seguito si trasferì in Italia, nella prestigiosa università di Bologna dove insegnò giurisprudenza. La vocazione religiosa per lui arrivò negli anni della maturità, Dopo diversi decenni di vita nel mondo decise di diventare sacerdote ed entrò a far parte dell’Ordine dei domenicani.

Fu ordinato presbitero alla soglia dei 50 anni, quando ne aveva già 47. Oltre alla sua sapienza erano apprezzate anche le sue qualità umane e cresceva la sua fama di santità. Ben presto gli vennero dati degli incarichi importanti nell’Ordine e diventò anche ministro generale.

Per questo intraprese numerosi viaggi per visitare le province domenicane e gli fu proposto anche di diventare vescovo di Terragona, ma non volle accettare. L’intensa attività che lo portava a viaggiare molto in tutta Europa lo stancò e arrivato intorno ai 70 anni si ritirò ad una vita di preghiera e studio e alla formazione dei sacerdoti domenicani. Fu anche il confessore del re d’Aragona non esitando a redarguirlo anche in modo veemente per il suo comportamento peccaminoso.

San Raimondo de Penafort morì il 6 gennaio 1275 e il Martirologio Romano narra che “si addormentò piamente nel Signore”. La memoria liturgica fu stabilita al giorno successivo, lasciando spazio alla solennità dell’Epifania del Signore. 

Le opere e la guida ai confessori

Svolse egregiamente l’attività di predicazione e ispirò san Tommaso d’Aquino nella composizione della celebre e importante Summa contra Gentiles proprio per il modo in cui annunciava il Vangelo a tutti, compresi i musulmani. Per far questo non esitò ad istituire una scuola di lingua araba. Ne formò anche una di ebraico per arrivare meglio agli ebrei.

Date le sue alte capacità gli venivano dati incarichi importanti anche da parte del pontefice, papa Gregorio IX.  Gli fu dato il compito di ordinare i decreti pontifici in materia dogmatica, liturgica e disciplinare. Si occupò di questo componendo quello che venne chiamato il Liber Extra, a cui si dedicò in modo zelante, con particolare attenzione e cura, suscitando l’ammirazione e l’apprezzamento proprio per l’impegno meticoloso e amorevole che impiegò.

Si tratta di un’opera che ebbe molto successo e che rappresentò una pietra miliare nell’ambito del diritto canonico costituendo un punto di riferimento che rimase in vigore per secoli, fino al Novecento. Ma l’opera per cui san Raimondo de Penafort è maggiormente ricordato è la  Summa de casibus poenitentiae, che rappresenta una vera e propria guida pratica per i confessori. 

In essa è contenuta l’esposizione di diversi casi di coscienza con le indicazioni su come gestirli nel modo migliore e dottrinalmente più corretto. La canonizzazione di questo santo e dotto domenicano ebbe luogo nel 1601, vari secoli dopo la sua morte. Gli è stato dato il patronato di coloro che praticano attività giuridiche, come avvocati e magistrati, in quando lui stesso era stato docente di diritto.

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