Oggi, 25 settembre, la Chiesa ricorda San Firmino di Amiens, vescovo e martire legato a una storia di fede che dalla Spagna arrivò fino alla Francia. Ma il suo nome è conosciuto anche per una festa davvero particolare.

San Firmino di Amiens è il santo che unisce idealmente due città e due Paesi: Pamplona, in Spagna, dove la tradizione colloca la sua nascita, e Amiens, in Francia, dove sarebbe stato il primo vescovo e avrebbe subito il martirio. La sua memoria liturgica ricorre oggi, 25 settembre.
Il suo nome, però, è conosciuto ben oltre la Francia: a Pamplona è infatti legato alle celebri feste di San Firmino, i Sanfermines, che si svolgono nel mese di luglio e sono diventate una delle manifestazioni popolari più note della Spagna.
La sua vicenda, tramandata soprattutto attraverso fonti agiografiche posteriori, racconta di un giovane appartenente a una famiglia pagana di Pamplona che si convertì al cristianesimo e divenne missionario e vescovo. La tradizione lo presenta poi come martire ad Amiens, dove avrebbe annunciato il Vangelo fino alla morte.
San Firmino, dalla conversione a Pamplona alla missione ad Amiens

Viene ricordato come san Firmino di Amiens perché in quella località fu vescovo. Prima però avvenne la sua conversione, presumibilmente in giovane età. Tutto si deve a Sant’Onesto, che era arrivato a Pamplona e dopo essere stato imprigionato e poi liberato per aver predicato il Vangelo, conobbe la famiglia di Firmino che si convertì grazie alla sua evangelizzazione.
Questa famiglia ebbe anche la grazia di conoscere San Saturnino e, dopo l’incontro con questi santi, fece battezzare il figlio, crescendolo poi cristianamente. Trasferitosi a Tolosa, Firmino divenne sacerdote e intraprese la sua missione di evangelizzazione. Giunto ad Amiens, secondo la tradizione fu nominato vescovo per acclamazione del popolo, come avveniva a quell’epoca.
Predicava brillantemente e svolgeva in maniera egregia il suo ruolo presbiteriale. Da vescovo si dimostrava amabile e prodigo. Era attento ai bisogni dei più poveri che spesso ospitava alla sua tavola. Come tanti altri cristiani dei primi secoli andò incontro alle persecuzioni che in quel periodo assalivano i fedeli ed erano feroci. Il terzo secolo, poi, fu in particolare quello in cui le persecuzioni avvennero in modo più crudele.
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San Firmino, il martirio e la grande devozione a Pamplona
Anche san Firmino ne rimase vittima e fino alla fine sfidò l’impero continuando a predicare prima di essere catturato. Dopo un periodo in carcere venne rilasciato. Ma poiché non la smetteva di annunciare il Vangelo anche se gli era stato proibito dalle autorità civili, fu nuovamente incarcerato e questa volta messo a morte.
Nel 303 morì martire con la decapitazione. Fu sepolto nella chiesa dedicata alla Madonna ad Abdalène, che lui stesso aveva fatto edificare. A Pamplona il culto di San Firmino è particolarmente sentito ed è legato alle celebri feste di San Firmino, i Sanfermines, che si svolgono nel mese di luglio.
Si tratta di una tradizione che ormai risulta antichissima. È un vero e proprio evento popolare in cui oltre alle autorità locali prendono parte varie figure come mazzieri, giganti, confraternite, jotas, danzaris. Canti tipici spagnoli di carattere popolare vengono alternati alle invocazioni al santo.
Dopo una solenne messa avviene poi una seconda processione che porta la statua del santo ancora in giro per la città. Questa tradizione prosegue ininterrottamente dal 1531 insieme ad un altro elemento caratteristico che è la discussa corsa dei tori. Nel Medioevo fu invocato come protettore dei bottai, dei mercanti di vino, dei panettieri e contro le malattie dello scorbuto e dell’erisipela.
L’arte lo raffigura in alcune opere mentre tiene la sua testa in mano, oppure nell’atto di guardare la sua testa mozzata e gettata per terra, o ancora mentre dona cibo ai poveri.
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