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Santi

Oggi 24 ottobre, San Luigi Guanella: il gigante della carità che non lasciò indietro nessuno

San Luigi Guanella fu uno dei grandi «santi sociali» tra Ottocento e Novecento. Sacerdote instancabile, dedicò la vita agli ultimi, confidando sempre nella Provvidenza e ripetendo con fede: «È Dio che fa».

lalucedimaria.it (photo: san paolino’s voice)

Era un «prete del fare», instancabile nel realizzare opere a favore dei più fragili. Ma il segreto del suo straordinario attivismo era la fiducia totale in Dio e nella Madonna, ai quali affidava ogni progetto, convinto che fossero loro a guidare e rendere feconda la sua missione.

Luigi Guanella nasce nel 1842 a Fraciscio di Campodolcino, un piccolo villaggio della Val San Giacomo, in provincia di Sondrio. Nono di tredici figli, cresce in un ambiente montano che gli trasmette fin da bambino valori destinati a segnare tutta la sua vita: l’abitudine al lavoro, lo spirito di sacrificio, la pazienza, la concretezza e la fermezza nelle decisioni. Soprattutto, impara a coltivare una fede profonda.

La famiglia contribuisce in modo decisivo alla sua formazione. Il padre, che per quindici anni ricopre la carica di sindaco del paese, ha un temperamento severo e autoritario; la madre, invece, si distingue per la dolcezza e la pazienza. Due caratteri diversi, in un contesto di fede e dedizione al lavoro, accompagnano la crescita del futuro santo.

Nel 1866 Luigi Guanella viene ordinato sacerdote e intraprende con entusiasmo il suo ministero pastorale in Valchiavenna. Fin dai primi anni, nella parrocchia di Savogno, emerge con chiarezza la sua missione: offrire istruzione a ragazzi e adulti, promuovere la crescita religiosa, morale e sociale della comunità e, soprattutto, prendersi cura dei più poveri e abbandonati.

Da don Bosco al Cottolengo: la missione accanto agli ultimi

Sempre nel periodo di Savogno avvicina l’opera del Cottolengo e l’esperienza di San Giovanni Bosco, che incontra a Torino e col quale trascorre tre anni. Al centro dell’opera di don Luigi Guanella ci saranno sempre bambini e giovani, emarginati, anziani abbandonati, malati psichici ma anche storpi, ciechi, sordomuti.

In pratica, potremmo dire che il «povero prete di campagna», come si definiva, si dedicava a quell’umanità intermedia tra i giovani di don Bosco e gli inabili del Cottolengo: persone ancora in grado di riprendersi, un duro terreno sul quale lavorare, come la valle da cui proveniva, ma capace di dare frutti insperati se lavorato con amore.

Il sacerdote valtellinese, discepolo spirituale di Don Bosco e del Cottolengo, emulo di Don Orione e di Santa Francesca Saverio Cabrini, inizia molte opere benefiche. Opere che fioriscono rapidamente grazie alla sua capacità di infondere coraggio e entusiasmo ai suoi collaboratori.

Le opere di carità nate per non abbandonare nessuno

Fonda istituti sull’esempio del Cottolengo, per ad accogliere numerosi derelitti e di minorati. Istituisce le comunità delle Figlie della Provvidenza e dei Servi della Carità, che si diffonderanno in molti Paesi.

Un altro motto del prete di Sondrio, quando si tratta di aiutare il prossimo, è «senza eccezioni». Senza eccezioni, cioè senza guardare a età, condizioni sociali, classe, ideologia politica e tanto meno a razza o nazionalità. A contare è solo la necessità.

Don Luigi Guanella è un grande annunciatore della paternità di Dio, una verità che per lui è realtà: un’esperienza mistica, viva, profonda e diretta. Dio è padre di tutti, non dimentica nessuno dei suoi figli.

Le difficoltà e le persecuzioni non fermarono la sua missione

Sono anni quelli dove impera l’anticlericalismo di stampo liberal-massonico. E così le autorità laiche guardano con sospetto questo prete sempre in movimento e dallo spirito battagliero, non risparmiandogli persecuzioni e ingiustizie. Viene persino segnalato tra i soggetti pericolosi (“legge dei sospetti”). Ma don Guanella supera tutto con la forza della sua fede e il fuoco della carità «senza eccezioni».

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Una volta viene praticamente esiliato e confinato in una sperduta parrocchia di montagna. Ma niente sembra fermare quest’uomo dal carattere energico e volitivo, che agisce senza indugi, talvolta anche in maniera impulsiva e irascibile. Così anche nei luoghi più isolati, riesce a accendere e a alimentare incendi di carità.

Va anche in America (a 70 anni), al seguito degli emigranti e per prestare loro l’assistenza religiosa. Apre scuole e oratori per istruire i giovani. Non lesina mezzi e energie per assistere i terremotati (di Reggio Calabria, Messina, della Marsica).

lalucedimaria.it (photo: in terris)

Perché San Luigi Guanella fu chiamato «Garibaldi della carità»

Per la sua volontà indomabile e la sua instancabile attività a cavallo dei due mondi papa Pio XI lo definirà il «Garibaldi della carità».

Un Garibaldi che però alimenta la sua vita di santità con le devozioni al Sacro Cuore, alla Vergine Immacolata, saldandole a una vita fatta di ascesi, penitenza, disciplina e sacrificio. Il tutto con uno stile che si sostanzia di semplicità, misericordia, comprensione, speranza e gioia.

Si spende anche in favore delle vittime della guerra, guadagnandosi anche una medaglia d’oro dalle autorità della città di Como. Proprio a Como il «Garibaldi della carità» termina la sua operosa esistenza terrena (il 24 ottobre 1915) lasciando in eredità una moltitudine di opere e istituzioni.

Proclamato beato da papa Paolo VI il 25 ottobre 1964, viene canonizzato da Papa Benedetto XVI il 23 ottobre 2011.

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Simona Amabene

Scritto da
Simona Amabene

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