La Beata Eustochio Bellini visse una vita travagliata e conobbe le vessazioni del demonio con cui lottò a lungo. È la protettrice dalle tribolazioni spirituali e corporali.

La Chiesa ricorda oggi, 13 febbraio, la Beata Eustochio Bellini di Padova. La sua storia fu complessa e travagliata fin dalla nascita. Ebbe poi una dura lotta con il demonio e conobbe vessazioni e possessione diabolica.
Nacque a Padova nel 1444 come figlia illegittima di una monaca del monastero benedettino di San Prosdocimo, Maddalena Cavalcabò e di Bartolomeo Bellini, un uomo sposato. Le fu dato il nome di Lucrezia e una volta compiuti quattro anni, fu affidata a una balia fino a quando il padre non la prese con sé. La moglie di lui, però, non voleva accoglierla, e la maltrattava anche bastonandola in pubblico.
Santo di oggi 13 febbraio: Beata Eustochio Bellini, lottò aspramente e a lungo con il demonio
All’età di sette anni fu riportata nel monastero dove viveva la madre, in una comunità monastica che viveva nell’immoralità. Anni dopo, quando il vescovo impose nuove regole per mettere ordine le monache abbandonarono il monastero tranne Lucrezia che rimase. Poi furono aggiunte altre monache benedettine.
Lei aveva maturato una vera vocazione e aveva sviluppato una grande devozione per la Vergine Maria. Tra i suoi santi più amati c’erano anche san Luca e san Gerolamo. Nel 1461 vestì anche lei l’abito benedettino prendendo il nome di Eustochio, che era stata una fedele discepola di san Gerolamo.
Fin da quando era ragazzina il demonio si era impadronito di lei e la portava a compiere gesti inconsulti e violenti. Le consorelle erano tanto terrorizzate che dovevano legarla ad una colonna per fermarla. Grazie all’intervento degli esorcisti fu liberata.
Maltrattamenti e sofferenze
In seguito quando la badessa si ammalò fu data la colpa a lei che venne considerata una sorta di strega. Considerata colpevole fu chiusa in una prigione per tre mesi a pane ed acqua. Tutte queste grandi sofferenze, però, non scalfirono la sua fede.
Le offriva per espiare la colpa della madre e affinché il monastero procedesse rettamente e le monache non seguissero l’immorale andamento precedente. Viveva in solitudine pregando molto. Il demonio continuò ad attaccarla varie volte durante tutta la sua vita.
La tormentava con flagellazioni sanguinose, con incontrollabili vomiti e attraverso altre strane sofferenze. Lei sopportava tutto con fede. Il 25 marzo 1465 fu ammessa alla professione solenne e come era usanza dell’epoca, due anni dopo gli fu imposto il velo nero delle benedettine.
Il suo corpo era stremato dalle tante privazioni e sofferenze. Tra le malattie spesso misteriose, le vessazioni diaboliche, le penitenze che faceva, era ridotta a pelle e ossa. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse a letto malata in preghiera e nella meditazione della Passione del Signore.
Il culto
La morte arrivò per lei il 13 febbraio 1469 quando aveva solo 25 anni. Morì serenamente con il sorriso in volto. Nonostante per tutta la sua vita dovette combattere con il demonio sperimentando anche la possessione, la sua anima non ne fu intaccata e il suo cammino verso la santità fu comunque percorso.
Quattro anni dopo la sua morte, il suo corpo fu riesumato e la tomba in cui era stata deposta fino ad allora cominciò a riempirsi d’acqua purissima e miracolosa. Il fenomenò durò fino a quando il monastero non fu soppresso.
Le sue spoglie nel 1475 furono traslate nella chiesa e dal 1720 fu collocato, visibile in un’arca di cristallo. Il culto fu confermato nel 1760 da papa Clemente XIII , prima limitato alla città di Padova e poi successivamente esteso nel 1767 a tutti gli Stati della Repubblica Veneta.
La Beata è invocata contro ogni sorta di diaboliche tentazioni, contro le possessioni, le infestazioni, le calunnie, le ingiustizie e le prepotenze, per ben conoscere le insidie del maligno e ottenere forza per superarle.







