Oggi 9 marzo, Santa Francesca Romana: la moglie e madre che divenne l’Avvocata di Roma

Santa Francesca Romana, che fu sposa e madre, da sempre tanto venerata a Roma è definita come l’Advocata Urbis per quanto ha fatto nella città eterna. 

Santa Francesca Romana
Santa Francesca Romana – lalucedimaria.it

Il 9 marzo ricorre la memoria liturgica di Santa Francesca Romana, che è considerata la “Santa di Roma” ed è anche chiamata “Advocata Urbis“. Visse a cavallo tra XIV e XV secolo nella città eterna, precisamente nel quartiere di Trastevere.

Nata come Francesca Bussa de’ Leoniè nel 1384 in una nobile famiglia romana crebbe negli agi e coltivò il desiderio di intraprendere la vita monastica. Ma per lei i genitori avevano scelto il matrimonio e all’età di 13 anni fu costretta sposarsi con Lorenzo de’ Ponziani, altrettanto ricco e nobile e andò a vivere nella sua casa a Trastevere.

Santo di oggi 9 marzo: Santa Francesca Romana, mistica venerata a Roma dove fece tanto per i poveri

La giovanissima Francesca, che non accettava il matrimonio, cadde in uno stato di malessere che si manifestò anche con l’anoressia. Fu grazie ad una visione celeste, che trovò serenità a pace interiore e la forza per affrontare il matrimonio.

Nacquero tre figli, due dei quali poi morirono a causa della peste. Nella casa del marito trovò il sostegno della cognata Vannozza e insieme a lei iniziò a dedicarsi ad opere di carità. Aiutava i tanti bisognosi della città.

Si susseguono vari eventi drammatici: la perdita dei figli, il marito che rimane ferito in un combattimento della fazione del papa contro l’antipapa e il figlio rimasto vivo che venne preso in ostaggio. Francesca nell’affrontare tutto questo era aiutata e sostenuta dal suo angelo custode. Lo sentiva quasi camminare accanto a sé.

La carità per i bisognosi

Sempre di più si prodigava per tutti coloro che erano in stato di bisogno. Donava le sue ricchezze fino a al punto di lasciare la sua vita agiata e ridursi a condurre anche lei una vita da povera.

Con il sostegno del suocero, che dopo la morte della moglie, le affidò con fiducia i granai e le cantine colme di provviste, riserve di alimenti sfamava gli indigenti. C’è da considerare che si trattava di un periodo storico in cui le guerre, le carestie e le epidemie si susseguivano continuamente.

Ma nonostante questo lei non pensava a sé, si occupava di andare incontro ai bisogni degli altri e di sostenere chi era in difficoltà. Proprio per questo verrà poi definita “Advocata Urbis“, ovvero l’avvocata della città, perché prendeva a cuore le sorti degli indifesi.

Andava in giro per le strade della città con il suo asinello e mendicava per i poveri. La sua fede era grande e non si limitava ad opere di carità pratiche, ma soprattutto parlava di Dio e offriva consigli spirituali a chi le affidava i suoi tormenti interiori.

Le Oblate

Nel 1425, dopo che era rimasta vedova, insieme ad altre nobili romane, fondò la comunità delle Oblate di Tor de’ Specchi. Volle strutturare in modo più compituo l’attività di beneficenza che faceva, ma non solo: istituì una vera e propria congregazione religiosa.

Le Oblate vivevano la regola benedettina senza clausura, e potevano così accostare alla vita contemplativa  l’assistenza attiva dei bisognosi. La loro non era perciò un’opera filantropica, ma di vera carità cristiana. Non un attivismo sociale, ma sostegno concreto ai poveri basato sulla carità che viene dalla fede in Cristo.

Morì il 9 marzo 1440 e il suo corpo riposa nella Basilica di Santa Francesca Romana al Palatino (o Santa Maria Nova) in una cripta sotto l’altare maggiore.

Conosciuta a Roma con il nome di Ceccolella, le fu aggiunto l’appellativo Romana proprio per il ruolo così pregnatne che ebbe nella città. Fu canonizzata da papa Paolo V nel 1608. Proclamata patrona di Roma insieme a San Pietro, San Paolo e San Filippo Neri è anche protettrice degli automobilisti, titolo conferitole da Papa Pio XI nel 1925. Questo perchè si narra che il suo angelo custode era così luminoso da permetterle di leggere di notte, senza bisogno della lanterna.

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