San Gregorio di Narek fu un teologo e filosofo mistico armeno e preannunciò con tanti secoli di anticipo uno dei dogmi mariani, successivamente proclamati dalla Chiesa.

Oggi, 27 febbraio viene ricordato san Gregorio di Narek, teologo armeno che fu anche filosofo e mistico. La profondità delle sue idee teologiche e l’originalità del suo pensiero che apportava un elemento di novità sempre nel rigore della dottrina dogmatica lo hanno reso celebre e la sua fama perdura nel corso dei secoli.
Con molta probabilità nacque ad Andzevatsik, in Armenia, intorno all’anno 950, in una famiglia di letterati, che influì notevolmente nella sua formazione culturale. Da giovane entrò nel Monastero di Narek, dove c’era una celebre scuola di Sacra Scrittura e di Patristica.
Santo di oggi 27 febbraio: San Gregorio di Narek, teologo, filosofo e mistico, sacerdote e abate
Riconosciuto Dottore della Chiesa, il Martirologio Romano lo ricorda come “abate, dottore degli armeni e della Chiesa, insigne per la dottrina, gli scritti e la scienza mistica“.
Trascorse all’interno del monastero tutta la sua vita. Fu ordinato sacerdote e successivamente venne eletto abate del monastero alla morte di Anania. Viveva all’insegna dell’umiltà e della carità. Si teneva impegnato tra lavoro manuale e preghiera. Il suo amore per il Signore era grande, come quello per la Beata Vergine Maria.
Circolava la sua fama di santità già quando era in vita. Anche per questo diventò un riformatore dei monaci, perché molti si erano avvicinati a lui e avevano grande considerazione del suo pensiero. Si spargeva la voce anche riguardo i miracoli che accadevano e che venivano attribuiti alla sua intercessione.
Divenne sacerdote e si impegnò a contrastare la diffusione di eresie come quella propagata dalla setta dei Thondrakiani. Per questo subì diversi attacchi e fu colpito da calunnie.
Le opere
Tra le opere che scrisse la più famosa è Il Libro della Lamentazione. Compose anche alcuni panegirici (della Santa Croce, della Madre di Dio, dei Santi Apostoli, di San Giacomo di Nisiba). Si conoscono anche una raccolta di inni e odi, un commento al Cantico dei Cantici e una lettera-trattato all’abate di Kedchav sui misteri della Chiesa e contro l’eresia dei Thondrakiani.
Altri testi sono di dubbia attribuzione come il commentario al libro di Giobbe, il “Discorso per consigliare sulla fede retta e sulla pura condotta delle virtù”, un’omelia sull’esame di coscienza, un canone di preghiere, un discorso di consolazione per i defunti e infine un commentario sul Padre Nostro.
San Gregorio divenne un riformatore di monaci. Ma per la sua radicale fedeltà all’osservanza delle regole monastiche che contrastava con il rilassamento di alcuni novizi patì le ostilità di alcuni. Per colpirlo lo accusarono di seminare eresie nei suoi insegnamenti. Morì nel 1005, nel Monastero di Narek, e lì fu sepolto.
La profezia sul dogma mariano
Secondo una tradizione armena che venne trasmessa attraverso i secoli san Gregorio mentre stava facendo un viaggio piangendo chiese al Signore di vedere la Vergine Maria con il Bambino Gesù in braccio, solo per una volta nella vita.
Fu esaudito e una notte vide una luce che scendeva dal cielo e che si posava su una piccola isola nel Lago di Van. Una lieve brezza si fece sentire e Maria Santissima apparve con Gesù in braccio. Nel vederla disse: “Ora, Signore, accogli la mia anima, perché ho già ottenuto quello che tanto desideravo”.
In un suo cantico preannunciò il dogma dell’Immacolata Concezione che fu proclamato molti secoli dopo, solo nel 1854. Scrisse: ““Ecco che Ti supplico, Santa Madre di Dio, Angelo e figlia degli uomini, Cherubino apparso in forma corporea, Sovrana celeste, sincera come l’aria, pura come la luce, senza macchia che si alza come la stella del mattino, più santa della dimora inviolabile del Tempio, luogo di beate promesse, Eden dotato del soffio divino, albero della vita eterna, custodita da una spada di fuoco! Il sublime potere del Padre Ti ha ricoperto con la sua ombra e lo Spirito Santo, riposando in Te, Ti ha ornato con la sua santità; il Figlio, facendo in Te la sua dimora, Ti ha preparato come un tabernacolo; l’Unigenito del Padre è il tuo Primogenito, tuo Figlio per nascita, tuo Signore, poiché Ti ha creato. Niente macchia la tua purezza, niente macchia la tua bontà; Tu sei la santa immacolata, la cui intercessione ci protegge”.







